Chi è Asia Cogliandro, la pallavolista licenziata perché incinta? Compagno, età, Instagram, altezza, Perugia

Daniela Devecchi

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Fino a pochi mesi fa, Asia Cogliandro era una delle tante atlete che militano con passione e tenacia nel mondo del volley italiano. Un nome noto tra gli addetti ai lavori, centrale di talento con una lunga esperienza tra A2 e A1. Ma oggi, il suo nome è sulla bocca di tutti. Non per una schiacciata vincente o una promozione in categoria, ma per una vicenda che ha fatto discutere l’intero Paese: Asia è stata licenziata perché incinta.

Hai letto bene. Una donna, una sportiva, con anni di carriera alle spalle, lasciata fuori da un club professionistico nel momento in cui ha annunciato la sua gravidanza. E mentre il mondo dello sport, della politica e dei media reagisce con sdegno, lei ha scelto di parlare, di raccontare tutto. E la sua voce, ora, non si può più ignorare.

29 Anni, centrale di ruolo, 1 metro e 86 di grinta

Asia Cogliandro è nata nel 1995 e ha dedicato gran parte della sua vita alla pallavolo. Chi la conosce nel circuito sportivo la descrive come una giocatrice corretta, determinata, capace di dare equilibrio alla squadra. Ha indossato le maglie di club importanti: Caserta, Chieri, Marsala, Cuneo, Club Italia. Poi, nel 2023, l’approdo a Perugia, dove entra a far parte della squadra femminile Black Angels. Contribuisce in modo decisivo alla promozione in A1. Un traguardo che per molti è un sogno. Per lei, sembrava l’inizio di un capitolo nuovo.

E invece, pochi mesi dopo, tutto crolla.

All’inizio del 2024, Asia scopre di essere incinta. Una notizia che, per lei e il suo compagno, è una benedizione. Non è un evento inaspettato. È qualcosa che cercavano da tempo, con speranza e con coraggio, soprattutto dopo aver affrontato – come ha raccontato lei stessa – la perdita di una gravidanza precedente.

Ma la gioia dura poco. Appena comunica la notizia alla società, viene invitata ad abbandonare la casa assegnata, a restituire le mensilità già anticipate. E, di fatto, viene estromessa. Nessuna proposta alternativa, nessuna tutela reale. “Mi hanno detto che dovevo andarmene. Lapidariamente”, ha dichiarato Asia in un’intervista che ha fatto il giro del web.

Una denuncia che scuote lo sport italiano

Il suo racconto è crudo. Parla di lacrime, di pressione psicologica, di promesse disattese. E di quella frase che pesa più di ogni altra: “Lo sport che amavo ora mi disgusta”. Non è solo la storia di una giocatrice esclusa da una squadra. È il simbolo di una condizione più grande: quella di troppe donne costrette a scegliere tra lavoro e maternità, persino in un ambiente dove si parla spesso (a parole) di empowerment femminile.

Asia ha raccontato tutto pubblicamente. Ha parlato di un sistema sportivo che ancora oggi, nel 2025, non prevede reali tutele contrattuali per le atlete incinte. Soprattutto per quelle inquadrate con contratti co.co.co, come avviene in molte squadre femminili italiane.

Le reazioni sono arrivate a pioggia. La FIPAV, con il presidente Giuseppe Manfredi, ha espresso piena solidarietà e ha promesso approfondimenti sul caso. Anche la Lega Pallavolo Femminile ha dichiarato l’intenzione di fare chiarezza. Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha chiesto verifiche immediate e ha parlato della necessità di “regole certe” per garantire pari diritti.

Ma a oggi, nessuna decisione formale è stata comunicata. E Asia resta fuori dal campo.

Compagno, social, vita vera oltre la rete

Sul suo profilo Instagram, Asia non è molto attiva in questi giorni. La sua pagina non è più solo quella di una sportiva: è diventata uno spazio dove tante donne le scrivono, le mandano messaggi di forza e condivisione. Perché in fondo, la sua storia è diventata la storia di molte.

Del suo compagno si sa poco, se non che vivevano insieme a Formia e che il desiderio di diventare genitori era un progetto comune.

Oggi Asia è una mamma in attesa e un simbolo di resistenza

Non è facile rimettersi in gioco dopo una battaglia così. Ma chi l’ha vista in campo, chi l’ha conosciuta fuori, sa che Asia non è una che molla. La sua denuncia potrebbe cambiare qualcosa, nel concreto. Potrebbe aprire una discussione seria sulle tutele delle atlete in Italia. E forse, proprio da una situazione così ingiusta, nascerà un nuovo inizio.

Non solo per lei, ma per tutte le donne che non vogliono più scegliere tra essere madri e essere professioniste.

E se ti dicessimo che a volte basta una voce sola per rompere il silenzio?
Asia Cogliandro lo sta facendo con coraggio e con tutta la forza di una donna che non accetta più di essere messa da parte solo perché sta dando la vita.