Non camminava sulle gambe, ma sapeva camminare nella vita come pochi.
René Kirby, era molto più di un attore: era un simbolo vivente di forza, umorismo e autodeterminazione. E oggi, a quasi due settimane dalla sua morte, il suo nome torna a circolare — non per nostalgia, ma per riconoscenza.
L’attore è morto l’11 luglio 2025, a 70 anni, dopo un lungo ricovero all’University of Vermont Medical Center. La causa? Le sue condizioni di salute purtroppo si erano aggravate negli ultimi mesi. Il tutto a causa di complicazioni legate alla spina bifida, che gli avevano causato problemi renali, vescicali ed esofagei, oltre a infezioni ricorrenti.
Nato con spina bifida, cresciuto con una forza fuori dal comune
Ma chi era davvero? René Kirby è nato a Burlington, nel Vermont, nel 1955. Fin dalla nascita conviveva con la spina bifida, una malformazione che impediva il normale sviluppo della colonna vertebrale.
La medicina del tempo non offriva troppe speranze, ma lui sì.
Non poteva camminare? Ha imparato a farlo sulle mani letteralmente. Fin da piccolo si è mosso in modo alternativo, sviluppando un’agilità fisica che gli ha permesso di diventare nuotatore, sciatore, ginnasta. E persino carpentiere, con il fratello Jon.
La carriera: da impiegato IBM a volto di Hollywood
Prima ancora del cinema, René ha lavorato per 20 anni in IBM, come tecnico. Una vita normalissima, fino a quando non ha incontrato il regista Peter Farrelly, per caso, a Burlington.
Farrelly rimase colpito dalla sua personalità, e scrisse per lui un ruolo su misura nel film “Shallow Hal” (2001), accanto a Jack Black e Gwyneth Paltrow.
Ricordi Walt, l’amico con spina bifida in “Amore a prima Svista” che si muoveva sulle mani? Era lui. E non era recitazione: era semplicemente René.
Dopo quel successo ha recitato in “Stuck on You” (2003) e in un episodio della serie HBO “Carnivàle”. Apparizioni brevi, ma incisive. Come se bastasse una sola scena per farlo notare.
Gli ultimi anni: la malattia e la perdita della voce
Negli ultimi anni, René aveva affrontato un tumore alla gola, che l’aveva costretto a subire la rimozione della laringe. Aveva perso la voce, ma non la sua ironia.
Chi lo conosce racconta che continuava a comunicare, a ridere, a fare battute. Fino all’ultimo giorno, ricoverato al University of Vermont Medical Center, dove è rimasto per oltre due mesi per complicazioni a reni, vescica, esofago.
Il fratello Jon lo ha descritto così:
“You don’t have to stand up to stand out.”
Non devi stare in piedi per farti notare.
Il suo impatto: più di un attore, un esempio
René Kirby non ha solo fatto cinema. Ha sfidato la narrativa della disabilità in un’epoca in cui non esistevano ancora né inclusione né rappresentanza.
Ha vissuto la sua condizione con leggerezza, determinazione e anche sarcasmo. Ha mostrato che si può essere atleti, tecnici, attori — anche se il mondo ti guarda come “diverso”.
E forse proprio per questo ha lasciato un segno così profondo, non tanto per il numero di film, ma per come li ha affrontati, e da dove veniva.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






