A Monzambano, poco a sud-est del lago di Garda, c’è un territorio che ha qualcosa di antico nel suo respiro. Le colline moreniche, formatesi in epoca glaciale, sono un mosaico di sasso, ghiaia, argilla e calcare attivo: un suolo vivo, irregolare, ricco. Ed è proprio lì che l’Azienda Agricola Antonio Camazzola 108 ha scelto di coltivare le sue vigne secondo i principi della agricoltura biodinamica certificata.
Qui non si parla di tecnica, ma di ascolto. L’approccio biodinamico non si limita a escludere la chimica: abbraccia un modo diverso di lavorare la terra, seguendo i ritmi naturali, rispettando le forze cosmiche, usando preparati specifici che nutrono il suolo e rafforzano la vite. È un’agricoltura che richiede pazienza, sensibilità, conoscenza. E coraggio. Perché produrre vino senza scorciatoie, oggi, è una scelta controcorrente.
Il Pellagroso: il vino naturale che dice no ai compromessi
Il progetto “Il Pellagroso” nasce da questa filosofia radicale. Non è una linea di prodotto, non è una trovata di marketing. È una dichiarazione d’intenti. I vini firmati Pellagroso sono naturali al 100%, ottenuti da fermentazioni spontanee, senza controllo di temperatura, senza chiarifiche, filtrazioni, stabilizzazioni. E soprattutto, senza aggiunte: né lieviti selezionati, né solfiti, nemmeno una punta di metabisolfito.
Lo scopo non è stupire, ma restituire all’uva la sua voce. Fare in modo che il vino parli il dialetto della terra dove nasce, delle mani che lo hanno accompagnato, del tempo che ci ha messo a diventare sé stesso. È un approccio che rinuncia al controllo totale, ma in cambio ottiene qualcosa di raro: autenticità.
Questi vini non vogliono somigliare a nulla. Non seguono mode, né si piegano alle esigenze della grande distribuzione. Sono bottiglie che si fanno notare, perché portano dentro un’idea precisa di territorio e di libertà.
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I vini naturali di Monzambano che conquistano il mondo
C’è chi li chiama “i vini che fanno parlare”. E forse è vero. Perché una volta aperta una bottiglia di Belgingin, di Lügar o di Monte Oliveto, qualcosa succede. I profumi non sono mai banali, la struttura non è mai scolastica. Ogni sorso racconta una scelta, una vendemmia, un rischio preso. Vini come Bombo, Candalüa o Malmostoso non cercano di essere rassicuranti: vogliono coinvolgere, spiazzare, incuriosire.
Questa personalità forte, questa coerenza produttiva, ha fatto sì che i vini de Il Pellagroso siano oggi riconosciuti a livello internazionale. Sono presenti nei locali più attenti alla ricerca enologica, in città dove il vino naturale è diventato cultura: da Bruxelles a Tokyo, da Barcellona a Portland, da Seul a Melbourne. Eppure restano fedeli a un’identità artigianale, senza perdere di vista l’essenza di partenza: una piccola azienda che lavora la terra con rispetto e intenzione.
Dalla vigna alla cantina: un ciclo che non lascia tracce inutili
Tutto parte dalla vigna, e tutto lì ritorna. Le pratiche biodinamiche dell’azienda non si fermano alla superficie: si usano preparati come il cornoletame e il cornosilice, si fanno tisane di ortica, equiseto e propoli, si semina il sovescio per arricchire il suolo, si pota con metodo per non stressare la pianta. Ogni gesto è calibrato sul ciclo della natura, non su quello del mercato.
Anche in cantina si procede senza scorciatoie: si vinifica in vasche di cemento, tini di legno, vetroresina neutra. Nessun controllo di temperatura, nessuna correzione. Solo attesa. Solo fiducia. E quando il vino è pronto, viene imbottigliato senza essere filtrato. È così che nasce un vino vivo, che continua a evolversi anche una volta stappato, che può sorprendere oggi e ancora domani.
È un lavoro che non ammette finzioni. Ma proprio per questo, quando quel vino arriva nel bicchiere, succede qualcosa. E non è solo gusto. È racconto, presenza, impronta. È vino che ha qualcosa da dire.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






