C’è un angolo di Umbria che sembra uscito da un racconto di un tempo. Non è solo questione di vigneti ordinati e filari che si inseguono lungo le colline: qui ogni grappolo sembra custodire un pezzo di memoria, un frammento di quotidianità che sa di terra vera. Terre Margaritelli è una tenuta che, fin dall’inizio, ha scelto di restare fedele a una promessa: coltivare uva in modo pulito, rispettoso, senza rincorrere le mode del momento. Se ti capita di passeggiare tra queste vigne, ti accorgi subito che non è una cantina come tante. Qui si respira un’idea di agricoltura che non vuole diventare spettacolo, ma preferisce restare ancorata al gesto antico di prendersi cura delle piante. Forse è per questo che la scelta di lavorare in biologico non suona come una dichiarazione di principio: piuttosto, sembra una conseguenza naturale di un rapporto lungo decenni. Non è curioso come certi luoghi riescano a mettere insieme il rispetto della tradizione e una voglia instancabile di sperimentare? Proprio questa tensione tra memoria e innovazione si avverte nei dettagli, in quelle piccole attenzioni che fanno la differenza. Chi viene qui non si trova davanti soltanto bottiglie ben presentate e qualche aneddoto di famiglia, ma un’esperienza viva, fatta di racconti, degustazioni informali e chiacchiere che a volte durano ore.
La vendemmia come festa condivisa
C’è una stagione dell’anno in cui questo legame si avverte più forte: la vendemmia. Durante quei giorni, il lavoro nei campi diventa un’occasione di festa collettiva. Non di rado arrivano famiglie con bambini pronti a infilare le mani nell’uva, ridere, sporcarsi, e scoprire che il vino non nasce in un supermercato ma in una terra che si lascia toccare. E se ti dicessimo che proprio questa semplicità è la forza più grande di Terre Margaritelli?
Leggi anche: Chi è Osvaldo Paterlini? Il compagno di una vita di Orietta Berti: manager, marito e padre
Le storie che passano di generazione in generazione
Tra i filari capita di sentir raccontare storie di generazioni diverse. C’è chi ricorda il nonno Fernando, con il suo trattore d’epoca e quell’ostinazione che negli anni Cinquanta portava a credere nel futuro anche quando le risorse erano poche. Poi ci sono le voci più giovani, quelle che hanno deciso di affiancare il biologico a un’idea di accoglienza fatta di eventi, brunch all’aperto, giornate in cui si brinda senza fretta. Il vino qui non è un prodotto da mettere su uno scaffale e dimenticare. È piuttosto una sorta di narratore silenzioso. Ogni etichetta custodisce un carattere, un’umoralità , una stagione diversa. Basta assaggiarne uno per accorgersi che, dietro, c’è un lavoro attento e una convinzione radicata: la qualità non è solo un parametro tecnico, ma il risultato di un ecosistema sano e di mani che sanno aspettare. Non tutto però si ferma alla campagna. C’è un aspetto che sorprende chi si aspetta un’azienda chiusa su sé stessa: l’apertura verso chi arriva.
È come se Terre Margaritelli fosse una piccola comunità in cui si entra con discrezione e si finisce per sentirsi a casa. La tavola apparecchiata tra i filari, le storie raccontate a bassa voce, la possibilità di fare domande senza sentirsi fuori posto: tutto contribuisce a creare un senso di vicinanza che oggi si fatica a trovare altrove. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di semplice marketing. Eppure, basta fermarsi a parlare con chi lavora in cantina per capire che questa attenzione non è di facciata. Dietro l’immagine curata ci sono scelte concrete: coltivare in modo sostenibile, ridurre l’impatto ambientale, garantire la tracciabilità di ogni bottiglia. Non serve sbandierare certificazioni o premi: la credibilità si misura sul campo, stagione dopo stagione. E che dire delle Barriques? A Terre Margaritelli non sono un dettaglio secondario. Tutto nasce da una tradizione di famiglia che affonda le radici nella lavorazione del legno, con una lunga esperienza maturata nelle foreste francesi, dove viene selezionato e stagionato il rovere più adatto ad accompagnare i vini senza sovrastarli. Dopo anni di prove e degustazioni, la cantina ha scelto di utilizzare esclusivamente barriques provenienti dalla foresta di Bertrange e lavorare quel rovere dalle note balsamiche nella Tonnellerie di proprietà della famiglia, Atelier Centre France, per garantire un’affinatura elegante, capace di aggiungere complessità senza perdere l’impronta del territorio.
Ogni passaggio viene controllato dalla vigna alla Cantina dalle foreste francesi alla Barriccaia con l’obiettivo di portare nel calice dei vini unici.
Un turismo lento che sa di autenticitÃ
Lo sapevi che in certi momenti dell’anno qui arrivano gruppi da tutta Italia solo per partecipare a una raccolta simbolica o per assistere alla nascita di un’annata nuova? È una forma di turismo lento che si nutre di autenticità . Si viene per il vino, certo, ma si resta per quel senso di condivisione che raramente si incontra nei circuiti più battuti.
A pensarci bene, Terre Margaritelli racconta una piccola lezione: che la sostenibilità non è una moda passeggera, ma un modo di guardare il futuro con rispetto e curiosità . E forse è proprio questa la ragione per cui, chi torna a casa con una bottiglia, finisce per conservarla con un’attenzione speciale. Come se sapesse che, stappandola, ritroverà il profumo di quelle colline, il rumore dei passi sull’erba, e la voce di chi non ha mai smesso di credere che il vino, alla fine, sia prima di tutto un atto d’amore.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






