Barbara Blaine, la drammatica storia vera dietro Il Caso Spotlight

Beatrice Verga

Barbara Blaine, la storia drammatica dietro il caso Spotlight

Tra i film piĂą attesi stasera in tv – va in onda a partire dalle 21.10 su RAI 5 – Il Caso Spotlight è uscito nel 2015 e racconta la storia vera dell’omonima squadra di giornalisti della testata Boston Globe che, nel 2001, rese pubblica la vicenda dell’arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di copertura di numerosi casi di pedofilia da parte delle alte sfere del clero della diocesi di Boston per tanti anni.

L’inchiesta è valsa al quotidiano, diretto da Martin Baron, la mente dietro all’immane lavoro, il Premio Pulitzer. Tra gli aspetti piĂą apprezzati di questa impresa giornalistica rientrò il fatto di aver scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora relativo non solo al clero di Boston, ma anche a numerose altre diocesi nel mondo.

A ispirare questo film, nel cui cast compaiono grandi nomi come Mark Ruffalo e Michael Keaton, al centro dell’attenzione per un probabile ritorno, nel 2026, nel cast di Spiderman 4: Brand New Day, vicende drammatiche come quella di Barbara Blaine, un’anima coraggiosa che, fin da giovane, si è battuta per accendere i riflettori sullo scandalo degli abusi sessuali su minori nelle diocesi USA.

Chi era Barbara Blaine?

Nata nel 1956 e venuta a mancare improvvisamente nel 2017, Barbara Blaine, nata a Toledo, in Ohio, è passata alla storia per essere stata la fondatrice di SNAP, acronimo per Survivors Network of Those Abused by Priest, una rete di supporto, priva di qualsiasi fine di lucro, il cui nome dice tutto: offrire aiuto a coloro i quali sono stati vittime di abusi sessuali da parte del clero.

Cresciuta in una famiglia cattolica, la Blaine, dopo aver studiato come assistente sociale e conseguita la laurea in Giurisprudenza, ha operato come missionaria laica in Giamaica, per trasferirsi, nel 1983, a Chicago. In quell’anno ebbe inizio il suo lavoro nelle fila di Pax Christi, movimento cattolico internazionale incentrato sulla promozione della pace.

Alla fine degli anni ’80 è diventata famosa grazie alla scelta di fondare SNAP, arrivata dopo aver fatto i conti, per tanti anni, con le conseguenze emotive di abusi da parte di un prete in adolescenza.

La promozione della rete di supporto, che poco dopo la morte della Blaine, avvenuta a seguito di un delicato intervento al cuore praticato a seguito della rottura di un vaso sanguigno, contava 20.000 membri attivi in tutto il mondo, ha portato la fondatrice, sempre in prima linea, anche in Italia.

Hanno fatto il giro del mondo le sue foto, risalenti al 2005, scattate a Roma durante una protesta in Piazza San Pietro.

Raggiunta, nel 2016, dai microfoni di NY Radio, la Blaine ha detto la sua sul film, premiato quell’anno con l’Oscar come miglior pellicola, ma anche con la statuetta alla miglior sceneggiatura.

Poco prima del suo prematuro decesso, la Blaine si era dimessa dalla presidenza di SNAP. Ai tempi, si parlò delle dichiarazioni di un ex dipendente licenziato, che aveva parlato dell’abitudine a indirizzare gli aspiranti assistiti a determinati avvocati in cambio di donazioni.