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Attualità

Chi è Matteo Messina Denaro, boss della mafia arrestato? Età, malato, news, dove si trova

Matteo Messina Denaro, latitante fin dal 1993, condannato per aver commesso stragi di mafia nell’anno 1992 che costarono la vita ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nonché per gli attentati del 1993, è stato finalmente arrestato mentre si trovava in una clinica privata.

Una vittoria per la giustizia italiana

Si tratta probabilmente della più grande vittoria della Giustizia italiana nei confronti della mafia, un momento storico che rimarrà indelebile nella memoria di tutti. Matteo Messina Denaro, considerato l’ultimo grande capomafia stragista, è stato arrestato dopo 30 anni di latitanza. L’arresto è stato effettuato dai carabinieri del ROS, che sono stati coordinati dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido. Denaro è accusato di essere uno dei mandanti degli attacchi terroristici contro i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. L’operazione ha permesso di catturare il noto capomafia di Castelvetrano, una città nella provincia di Trapani in Sicilia. Questa cattura segna la fine di una lunga ricerca, iniziata nel 1990, quando Denaro è fuggito dopo l’omicidio dei giudici Falcone e Borsellino.

Biografia di Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro, figlio del vecchio capomafia di Castelvetrano Ciccio, noto alleato dei corleonesi di Totò Riina, era in latitanza dall’estate del 1993. Dopo le stragi mafiose che avevano colpito Roma, Milano e Firenze, Matteo si era reso protagonista di una lettera alla sua fidanzata dell’epoca, Angela. Nella lettera aveva dichiarato:

Sentirai parlare di me, mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità“.

Matteo era una figura di spicco nella criminalità organizzata siciliana, noto per le sue attività illegali come traffico di droga e traffico di armi. Per decenni ha rappresentato una minaccia costante per la sicurezza dello Stato italiano.

Negli ultimi 27 anni, il mafioso di Trapani è stato in fuga dalla giustizia. La sua latitanza è finalmente terminata nel 2023, quando è stato condannato all’ergastolo per decine di omicidi, tra cui quello del 15enne Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido come ritorsione nei confronti del padre Santino Di Matteo, ex mafioso diventato collaboratore di giustizia nel 1993.

Messina Denaro faceva parte di un trio di latitanti insieme a Totò Riina e Bernardo Provenzano, che erano scappati alle forze dell’ordine rispettivamente per 23 e 38 anni. Insieme a loro ha contribuito a organizzare le “Strage di Capaci” e la “Stragi di via D’Amelio” che si sono svolte tra il 1992 e il 1993, durante la guerra di mafia tra Cosa Nostra e lo Stato Italiano.

Negli anni ’90, la violenza criminale organizzata, appoggiata da alcuni agenti dello Stato che poi vennero condannati in seguito al processo sulla trattativa tra Stato e mafia del 2018, causò la morte dei giudici Falcone e Borsellino, un attentato a Roma contro Maurizio Costanzo e due stragi: quella di via dei Georgofili a Firenze, dove furono uccise 5 persone ed altre 37 ferite, e quella di via Palestro a Milano, con 5 morti e 15 feriti.

Le stragi

Matteo Messina Denaro, il famigerato capo di Cosa Nostra, è stato catturato dopo una latitanza che durava da 30 anni. Era ricercato dall’estate del 1993. Il soprannominato “primula rossa”, che ha 60 anni, è stato condannato all’ergastolo per vari omicidi, tra i quali quello di Giuseppe Di Matteo. Quest’ultimo era il figlio di un pentito che è stato strangolato e sciolto nell’acido dopo quasi due anni di prigionia. Tale crimine è stato compiuto in seguito alle stragi del 1992, dove persero la vita i Giudici Falcone e Borsellino, e anche gli attentati del 1993 a Milano, Firenze e Roma. Inoltre, Messina Denaro è stato accusato di associazione mafiosa, traffico di armi e stupefacenti.

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