Girando per i vicoli del centro di Bologna, tra i banchi del mercato ortofrutticolo e le vetrine dei negozi, gli sgabelli degli artigiani appena fuori la bottega, gli espositori di legno delle librerie, i tavolo e le sedie dei bar sotto i portici, può capitare di ascoltare qualcuno, in piedi rivolto verso il portone di una abitazione o con la testa in su verso una finestra al piano di sopra che affaccia sulla strada, rivolgersi a qualcun altro dicendo “mi dai il tiro?”. Ascoltata la prima volta questa frase può lasciare perplessi e far pensare inevitabilmente a qualcosa che si possa riferire alle sigarette. In realtà si fa poi presto a capire di cosa si tratta e ad apprezzare questa singolare e diffusa espressione come qualcosa di molto caratteristico e significativo di com’è la cultura bolognese e quanto questa città sia speciale.

Dare il tiro a Bologna nel 1700

Dare il tiro” è una frase che risale al XVIII secolo e sta ad indicare semplicemente la richiesta di farsi aprire il portone di casa o del palazzo col comando a distanza. Nel 1700 infatti le case dei bolognesi erano dotate di un meccanismo a corda e catene che permetteva di aprire i portoni a distanza, dall’interno dell’abitazione. L’ospite che arrivava in prossimità del portone con l’esigenza e l’intenzione di entrare e annunciarsi al fine di farsi aprire, doveva schiacciare un pomello che attraverso una corda faceva suonare una campanella posto nell’altra estremità all’interno della casa. A questo punto la servitù avvertita dal segnale poteva sganciare a distanza la serratura tramite una catena a cui bastava dare un tiro forte e secco. Da allora l’espressione è rimasta sinonimo di “apertura della porta”.

Dare il tiro ancora oggi a Bologna

La cosa singolare a Bologna è che questo modo di indicare quella specifica azione è rimasta la stessa anche quando si è diffusa l’energia elettrica e i citofoni sono comparsi in tutte le abitazioni. Ma non solo. A tutt’oggi nella maggior parte delle abitazioni dei bolognesi negli ingressi delle scale o negli androni dei palazzi nei pressi del pulsante posto nel muro per aprire portoni o cancelletti c’è la scritta “tiro” come didascalia e indicazione della funzione. Va da sé che a voce si continui a dirlo in quel modo. È inoltre una tradizione ed usanza tutta bolognese nel senso che nei dintorni già risulta meno diffusa. Si tratta di un’espressione del forte legame con la storia e la propria cultura che questa città ha. Una questione di identità che chi si fa conquistare da Bologna, arrivando da fuori, fa inevitabilmente sua come fosse qualcosa di sé che ha ritrovato anziché non aver mai posseduto. Vi sono esempi dell’uso di questa espressione anche in letteratura: Certo che voi di Bologna di Giorgio Comaschi e nel libro I Sotterranei di Bologna di Loriano Macchiavelli, solo per citarne due.

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