L’arrivo dell’autunno, ufficialmente sancito dal calendario con l’arrivo della giornata del 21 settembre, ha cominciato a farci entrare nell’ordine di idee che sciarpe, maglioncini e cappotti non sono più da tenere così tanto fuori dalla portata in armadi e cassetti. L’equinozio d’autunno, nella notte tra il 22 e il 23 settembre, ci ha poi introdotti in una fase dell’anno in cui l’abbassamento della temperatura, con le ore di luce e di buio che tornano ad essere in equilibrio, sarà la norma. Stanno di conseguenza già aumentando i casi di raffreddore legati a questa stagione. Ma attenzione anche al diabete: il freddo può incidere anche sulle condizioni fisiche delle persone che soffrono di questa patologia. Ma assolutamente in senso positivo.

Correlazione tra freddo, diabete e grasso bruno

In particolare la notizia riguarda gli individui che quotidianamente devono combattere con i sintomi del diabete millito di tipo 2, noto anche come diabete dell’adulto. Questa variante della malattia, di per sé molto diffusa, rappresenta circa il 90% dei casi complessivi riscontrati nella popolazione. Secondo una ricerca pubblicata dall’Università di Maastricht, nei Paesi Bassi, in occasione dell’incontro annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD), le temperature fredde avrebbero un impatto positivo sui valori glicemici di chi soffre di diabete. Coinvolto in questo processo sarebbe il cosiddetto grasso bruno. Precedenti studi avevano già dimostrato come il grasso bruno avesse un ruolo nell’abbassare i valori della glicemia e la resistenza all’insulina, da cui il rischio di insorgenza della patologia. Lo studio più recente ha evidenziato come in otto soggetti con diabete di tipo 2 l’esposizione al freddo, per la precisione 10 giorni ad una temperatura attorno ai 14-15 gradi, abbia prodotto un aumento della sensibilità all’insulina di circa il 43%.

Brividi di freddo e diabete: l’autore della studio spiega

Adam Sellers, uno degli autori della ricerca, ha dichiarato: “Il grasso bruno è un meccanismo di riscaldamento metabolico all’interno del nostro corpo, che ha la funzione di bruciare calorie. Generando calore impedisce alle calorie di depositarsi sotto forma di normale grasso bianco. Il grasso bruno entra in azione durante l’esposizione al freddo e quando mangiamo. La sua attività però è minore negli anziani e negli individui con obesità e diabete”. Inoltre: “Quando il nostro corpo percepisce il freddo, il nostro grasso bruno si attiva perché brucia energia e nel contempo rilascia calore per proteggerci. I muscoli possono tremare o contrarsi con un movimento meccanico che genera calore. Considerato che in un essere umano ci sono molti più muscoli che grasso bruno, i brividi possono bruciare più calorie e produrre più calore”. In definitiva lo studio, con i suoi risultati, ha dimostrato che nei soggetti sottoposti a delle ripetizioni di brividi indotte dal freddo i livelli di concentrazioni plasmatiche erano calati mentre era aumentata la tolleranza al glucosio del 6%. Evidenze scientifiche in entrambi i casi significative. Pare anche che i benefici dell’esposizione al freddo riguardino anche altre patologie ad esempio legate alla pressione e alla frequenza cardiaca.

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