Come guadagnare quando il mercato scende? Utilizzata dai trader di tutto il mondo. Lo short trading è una sorta di investimento al contrario. Una nuova modalità che fonda le sue strategie al ribasso ovvero, permette di guadagnare denaro con la perdita di valore e non con l’aumento come avviene di solito. Per sommi capi è l’opposto del trading long. Conosciuta anche come “short selling” (vendita allo scoperto). Insomma, fare short trading significa proprio guadagnare con la perdita di valore dei mercati. E anche se molti associano la pratica di investimento alla speculazione ossia a quella di gente che si arricchisce a spese altrui. Tuttavia, nella maggioranza dei casi, questo è solo una strategia per riuscire a contenere il rischio ed evitare forti perdite affrontando così anche le peggiori ondate ribassiste.

Cos’è lo short trading con i CFD?

I cosiddetti “contratti per differenza” (Contracts For Difference) ovvero quella pratica ormai diffusa e consolidata che permette di investire sia al rialzo (long trading) che al ribasso (short trading). Replicando l’andamento di un asset finanziario, i CFD, consentono di investire esclusivamente sulla differenza dei prezzi senza alcun titolo. Grazie ai migliori broker CFD è possibile lo short trading su diversi mercati tra cui:

  • eToro
  • Forex
  • Indici azionari
  • Materie Prime
  • Criptovalute
  • ETF
  • Azioni

La “vendita allo scoperto”

Lo short selling e dunque la “vendita allo scoperto”, permette di vendere azioni senza possederle. In sostanza, un trader intenzionato a fare short selling utilizza azioni altrui con la premessa di un acquisto futuro, in un secondo momento, al nuovo prezzo di mercato. E quindi, in caso di ribasso del prezzo, il trader acquisterà le azioni a un prezzo che sarà sicuramente inferiore a quello iniziale (ovvero alla fase del prestito), ricavando così un profitto. Tuttavia, nel caso contrario di una risalita del prezzo rispetto a quello precedente, il trader subirebbe una perdita.

Quando il titolo scende

Se, ad esempio, le azioni della società “x” sono quotate a 10 euro e uno short seller prende in prestito da un intermediario 100 azioni di questa società per rivenderle sul mercato a 1.000 euro e successivamente, il valore delle azioni scende a 8 euro. In questo caso lo short seller acquisterà 100 azioni della società “x” per 800 euro. Lo short seller restituisce le azioni al prestatore, obbligato ad accettarle nonostante il prezzo diminuito, ottenendo così un profitto di 200 euro, da cui sarì poi decurtato l’interesse da corrispondere al prestatore.

I limiti della Consob

Al fine di impedire deprezzamenti consistenti che potrebbero originarsi da una vendita incontrollata, la Consob, ha deciso di limitare questo strumento finanziario dal 1° novembre 2012 mediante l’apposito Regolamento (UE) N. 236/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio che disciplina le regole in materia di vendite allo scoperto. Il Regolamento impone l’obbligo per i trader che acquistano azioni o titoli di Stato di entità pari o superiori a determinati livelli di comunicarle all’Autorità competente entro le ore 15.30 del giorno di negoziazione successivo a quello nel quale è stata raggiunta la soglia rilevante.

Per quanto riguarda i titoli azionari, invece, è stata fissata una soglia allo 0,2% del capitale sociale dell’emittente azionario e ogni successiva variazione dello 0,1%. Oltre all’obbligo per gli investitori di pubblicare lo short trading di azioni dello 0,5% o più del capitale sociale. Inoltre, vieta la vendita allo scoperto “nuda” su azioni e titoli di Stato, ovvero quando l’investitore non dispone delle somme necessarie a prendere in prestito questi titoli. La Consob si riserva poi il potere di sospendere la vendita allo scoperto laddove necessario. I CFD non sono soggetti a questi vincoli.

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