Stefano Pontecorvo è un diplomatico italiano con una carriera alle spalle iniziata nel 1985. Sposato con una figlia, l’ambasciatore è nato a Bangkok, in Thailandia, il 17 febbraio del 1957 da padre anch’egli diplomatico. Cresciuto tra Pakistan e Afghanistan, l’ambasciatore è stato nominato Alto Rappresentante Civile della NATO nel giugno del 2020.
L’uomo vanta 37 anni nel mondo diplomatico e un curriculum vitae di tutto rispetto. Durante la sua longeva carriera ha ricoperto diversi ruoli di spicco, tra cui:

  • Vice-Capo Missione presso l’Ambasciata Italiana a Londra;
  • Vice-Direttore Generale per l’Africa Sub-Sahariana presso il Ministero degli Affari Esteri italiano;
  • Vice-Capo Missione presso l’Ambasciata Italiana a Mosca;
  • Consigliere Diplomatico del Ministro della Difesa italiano dal 2012 al 2015;
  •  Ambasciatore d’Italia in Pakistan dal 2015 al 2020;
  • Dal 2020 ricopre il ruolo di NATO Senior Civilian Representative to Afghanistan;

Inoltre ha ricoperto l’incarico di Capo Tavolo per la stabilità e la sicurezza dei balcani nell’allora Patto di Stabilità per l’Europa sudorientale. Ultimo, ma non per ordine d’importanza, Stefano Pontecorvo è stato nominato Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI). Molti di noi lo conoscono per le sue azioni a Kabul dopo la presa di potere da parte dei talebani.

Stefano Pontecorvo, eroe di Kabul

Definito come l’eroe di Kabul, Stefano Pontecorvo ha diretto le operazioni di salvataggio all’aereoporto della capitale afghana, portando in salvo la bellezza di 124.000 persone dopo il colpo di stato dei talebani. Definito come la voce e gli occhi della Nato, il diplomatico italiano è stato tra gli ultimi a lasciare il paese. Rientrato in Italia il 28 agosto 2021, ai microfoni di Rainews24 dirà : É stata un’esperienza che mi cambia la vita, onestamente. Mi sono occupato di Bosnia e di Kossovo, quello che ho visto in queste due settimane non l’avevo visto. All’epoca era brutta roba, questo è diverso. Però ho visto la solidarietà umana all’opera. Soldati e civili hanno fatto l’incredibile per donne, bambini e anziani. Quella è la parte bella, la solidarietà umana, poi professionalmente il fatto che come meccanismo di coordinamento, la NATO funziona”.
 

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