L’apologo è un racconto breve carico di allegoria e moralità che ha come fine quello educativo. Spesso e volentieri i protagonisti di questa tipologia di racconto sono animali o esseri inanimati che incarnano le volontà e le debolezze umane. La nascita del genere affonda le sue radici molto indietro nel tempo. Infatti, la paternità si attribuisce allo scrittore greco vissuto nel Vl a.C., Esopo; con lui è nata la favola come noi la conosciamo, ovvero come forma letteraria scritta. L’etimologia della parola è da ricercare nel linguaggio latino, più precisamente apologo deriva da “apologus” , ovvero racconto.
Si ipotizza che l’apologo sia nato come mezzo velato per schernire ricchi e potenti dell’epoca a loro insaputa; non è un caso che Esopo e anche Fedro (altra colonna portante dell’apologo) erano entrambi schiavi ed entrambi apologhi. Sicuramente dietro allo scopo formativo, si nascondeva come finalità ultima la critica sociale.

Apologhi famosi

Tra gli apologhi più famosi è d’obbligo citare “la gallina dalle uova d’oro” di Esopo:
Un contadino aveva una gallina che ogni giorno gli donava un uovo d’oro.  L’uomo rimase stupito ed esterrefatto per tale fortuna e ricchezza che gli garantiva la gallina. Ad un certo punto, però un uovo al giorno non soddisfava più il padrone, che pensò bene di aprire la gallina, immaginando che al suo interno fosse piena di uova d’oro. Ma così non fu; l’uomo si ritrovò con la gallina morta e a mani vuote.
Morale della favola: chi troppo vuole, nulla stringe.
Un altro apologo famoso è certamente quello di Menenio Agrippa, riportato da Tito Livio nell’opera Ad Urbe Condida (la storia di Roma). La leggenda vuole che Menenio, con un apologo in cui spiegò allegoricamente le gerarchie sociali romane, riuscì nel 494 a.C. a fermare la rivolta plebea mossa per la parità dei diritti con i patrizi.
 
 

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