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Giovanni Truppi è un cantautore napoletano che ha esordito a Sanremo nella seconda serata di ieri sera, al 72° Festival, dove è salito sul palco per la prima volta, con un brano dal titolo “Tuo Padre Mia Madre Lucia” e dove la Lucia del testo è sua figlia.

Ma andiamo con ordine: intanto chi è Giovanni Truppi?

Classe 1981, a breve compirà 41 anni, è nato infatti il 21 Febbraio. Il campo della musica è sempre stato il suo mondo fin da quando era un bambino, d’altronde a 7 anni impara a  suonare il pianoforte.

Imparerà però da autodidatta anche a suonare la chitarra e nel periodo dell’adolescenza mette su alcune band rock che si esibiranno sempre tra Napoli e dintorni.

A 23 anni trasloca nella capitale, qui non smette mai di esibirsi e nel frattempo studia anche canto e jazz, infine nel 2009, pubblica il suo primo album “C’è un me dentro di me”.

Giovanni Truppi carriera

Dopo l’album di esordio nel 2009, pubblicherà ancora 4 album:

  • nel 2013 “Il mondo è come te lo metti in testa”,
  • nel 2015 “Giovanni Truppi”,
  • nel 2017 “la raccolta Solopiano”
  • nel 2019 “Poesia e civiltà”, quest’album, come viene confermato anche sul profilo ufficiale di Truppi, pare sia tra i migliori dell’anno, almeno secondo i media italiani e come riportato in Francia sulla rivista “Le Monde””.

Nel 2019 ha conseguito il premio Pimi come miglior artista indipendente dell’anno, dal Mei (Meeting delle etichette indipendenti).
Nel 2020 è uscito un Ep insieme ad un libro di storie a fumetti che si intitola 5″.

Ma Truppi non è solo un cantautore, è anche uno scrittore: ha pubblicato a luglio 2021 il libro “L’avventura” edito da La Nave di Teseo, una sorta di diario di un viaggio fatto nel 2020 con due suoi amici e portandosi dietro un pianoforte smontabile caricato su un camper, mentre attraversavano l’Italia on the road.

Il libro dà il titolo anche al singolo realizzato nel 2021 al termine del viaggio.

Giovanni Truppi è salito per la prima volta sul palco dell’Ariston ieri sera alla 72° edizione del Festival di Sanremo, portando il brano “Tuo padre, mia madre, Lucia”.
La Lucia della canzone è sua figlia.

La canzone, che vede il contributo di grandi autori e nomi del panorama musicale come Pacifico, Niccolò Contessa e Marco Buccelli, è altro che una lettera d’amore spedita a tre persone diverse, un racconto nato alcuni anni fa mentre camminava tra le vie di Bologna.

I brano utilizza la tecnica dello spoken che significa grande lavoro dietro al brano, che parla di una vita in fase di crescita o costruzione, di un prima e di un dopo la convivenza e quell’amore che ha reso Giovanni Truppi “ciò che sarò, sarà con te”.

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Il testo di Tuo padre, mia madre, Lucia

Quando ti ho incontrata per la prima volta
ad una cena di sconosciuti in un bar di Torino
senza pensarci, d’istinto, ti ho guardato la mano
per vedere se fossi sposata.
Brillano le teste e scintillano le stelle
corrono corrono corrono, gli occhi si chiudono gli attimi cadono.
parlami o sei triste, dove andiamo, che ci faccio qui?
o siamo sempre stati qui?
E quando le cose tra di noi non vanno lisce e sono malinconico o preoccupato
ripenso a quel momento e mi fido di lui
e anche se a volte litighiamo solo per la paura di metterci a letto lo so
che per quello che vogliamo fare noi un per cento è amore
e tutto il resto è stringere i denti
E se domani tuo padre, mia madre o Lucia
ascolteranno queste parole
si chiederanno come mi chiedo anch’io, se questo è un amore
risponderò, come rispondo anche a me, che
amarti è credere che
che quello che sarò sarà con te.
E adesso che conosco anche la tua amarezza
e il buio senza parole in cui sei nuda di rabbia
io ti volevo dire che la mia anima ti vuole ed il mio cuore pure
e che le mie fantasie si scaldano al pensiero del tuo fiato.
Brillano le teste e scintillano le stelle
coprimi la faccia e non farmi fare niente
stringimi più forte e fammi dire un’altra volta si.
E se domani tuo padre, mia madre o Lucia
ascolteranno queste parole
si chiederanno, come mi chiedo anch’io, se questo è un amore
risponderò, come rispondo anche a me, che
amarti è credere che
che quello che sarò sarà con te.
Amore mio, per vivere facciamo mille cose stupide
lo sai, per sopravvivere, semplifichiamo il più possibile.
Ma cosa c’è di semplice?
Amore mio, che ridere.
E se domani tuo padre, mia madre o Lucia
ascolteranno queste parole
si chiederanno, come mi chiedo anch’io, se questo è un amore
risponderò, come rispondo anche a me, che
amarti è credere che
che quello che sarò sarà con te.
Sto camminando verso di te
ti vedo all’incrocio, mi fermo a guardarti
e aspetto l’attimo in cui
ti girerai e mi sorriderai vedendomi arrivare.

 

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