Green Pass come funziona: quanto dura per chi ha avuto il Covid?

Green Pass, perché ora vale 12 mesi e quanto dura la protezione vaccinale? E per chi ha avuto il Covid?

Il Parlamento ha da poco discusso e prorogato di 3 mesi il periodo di validità del Green Pass. Ma la durata della protezione del vaccino è attualmente incerta.
Il Parlamento ha appena prolungato la vita del nostro Green Pass, che impiegherà più di 3 mesi, quindi durerà 12 mesi invece dei 9 mesi attualmente previsti.
Tuttavia, la durata della protezione vaccinale è attualmente incerta, che sembra dipendere anche da chi è immunizzato.

Come annunciato dal ministro della Salute Speranza, la terza dose del vaccino verrà somministrata ai pazienti più vulnerabili entro un mese, non a caso, ben prima dei 12 mesi previsti dal “nuovo” green pass.

Ma per altri, non è così urgente come ha appena detto l’EMA.

Estensione del Green Pass

Quando è arrivata la notizia, la Commissione Affari Sociali della Camera di Commercio ha approvato le modifiche al decreto che estende dall’agosto dello scorso anno l’utilizzo dei certificati verdi.
Si precisa che la prima approvazione è avvenuta in sala conferenze da lunedì 6 settembre.

Come accennato in precedenza, il provvedimento prevede che i vecchi e i nuovi abbonamenti verdi dureranno 12 mesi anziché 9 mesi, non solo abbonamenti ottenuti attraverso la vaccinazione, ma passano anche nelle tasche dei pazienti Covid che hanno ricevuto come previsto una singola dose di vaccino .

Tra l’altro, tra le modifiche approvate dal comitato, ce n’è una che permette non solo di ottenere il green pass attraverso tamponi e test antigenici, ma anche tramite tamponi salivari (ma come per altri test, il green pass in questo caso durerà 48 ore).

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Durata 12 mesi: ma perché prolungare di tre mesi il green pass?

Quindi il vaccino può proteggere per almeno un anno?

Finora non ci sono risposte chiare a queste domande, anche se alcune pubblicazioni scientifiche sottolineano il declino delle risposte anticorpali nelle persone più vulnerabili (come le persone immunodepresse).

La prima indicazione, anche dall’Agenzia Europea dei Medicinali EMA, aiuta a fare chiarezza. Nei giorni scorsi l’EMA ha aperto la possibilità di una terza iniezione, ma è adatta solo ai pazienti più vulnerabili, mentre per altre popolazioni è chiaro: “Secondo le attuali evidenze, l’ente che ha iniettato la dose potenziata e il Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie”.

Il Centro (Ecdc) ha spiegato insieme che il vaccino contro il Covid-19 è stato vaccinato contro persone che sono state completamente vaccinate nella popolazione generale, ma sembra che la copertura protettiva fornita dal vaccino sia ancora efficace per la stragrande maggioranza di persone immunizzate.

Anche se alcuni Paesi come Israele si sta somministrando in questi giorni la terza dose a tutti (partendo però dagli anziani), ricordiamo che però qui le vaccinazioni sono iniziate prima di noi, già a dicembre 2020.

Quanto protegge dunque il vaccino?

Le vaccinazioni in Italia sono partite a gennaio 2021 per i sanitari e a febbraio per gli over 80.
Dunque un anno non è ancora trascorso.

Fatto sta però che pubblicazioni scientifiche ed esperti -a partire dal Comitato tecnico scientifico – cominciano a sostenere la necessità di una terza dose almeno per una porzione di vaccinati perché come ha spiegato anche Giorgio Palù, presidente dell’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) e membro del Cts il ciclo previsto attualmente «non protegge sufficientemente i soggetti immunodepressi, i trapiantati, i pazienti oncoematologici, i dializzati», ma «anche i soggetti anziani» che dovrebbero essere considerati immunodepressi.

Ecco perché per queste categorie la somministrazione della terza dose partirà prima di un anno e cioè già dopo 8-9 mesi dalla precedente immunizzazione.

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