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La musica in streaming concretizza numeri sempre più interessanti. Piattaforme come Spotify, infatti, conquistano ogni giorno nuovi abbonati. Nonostante la realtà appena ricordata faccia parte della nostra quotidianità da diversi anni, sono ancora numerosi i passi che il legislatore deve compiere.

A riportare l’attenzione mediatica su questa problematica ci ha pensato il recente appello, inviato al Ministro Franceschini e ai presidenti di Camera e Senato, da 2000 artisti.

Tra i nomi in questione è possibile citare Paolo Fresu, Gianna Nannini, Morgan, Mario Fargetta, Frankie hi-nrg mc, Fabrizio Bosso, Luciano Ligabue, Raphael Gualazzi (abbiamo citato solo alcuni dei tantissimi volti della musica che hanno aderito).

La richiesta? L’introduzione di un diritto al compenso economico per la musica diffusa in streaming, così da armonizzare la situazione delle piattaforme on demand con quella che, oggi come oggi, sempre in ambito musicale caratterizza i passaggi in radio e in tv.

Nell’appello si mettono in primo piano anche alcuni numeri, facendo presente che, nei casi migliori, gli artisti che vedono la loro musica fruita sulle piattaforme on demand guadagnano lo 0,46% di quanto incassato da colossi dello streaming come Spotify e Apple Music. L’industria discografica, grazie agli abbonamenti allo streaming, ha visto i propri ricavi aumentare del 41% nell’ultimo semestre.

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