Dalla Procura di Torino è arrivato l’ordine di sequestro della chat Telegram “Basta dittatura”, uno dei contesti di comunicazione online più frequentati da parte dei no vax e contrari all’applicazione del Green Pass (che in questi giorni sono scesi più volte in piazza).

L’app di messaggistica istantanea “rivale” di WhatsApp, in virtù delle sue impostazioni di privacy decisamente stringenti, è spesso utilizzata da gruppi che hanno posizioni fortemente contrarie alle modalità di gestione dell’emergenza Covid.

Da parte del social, non è per ora arrivata risposta alla mail inviata dalla pocura piemontese (a rivelare la cosa ci ha pensato il quotidiano torinese La Stampa).

La chat in questione è finita al centro dell’attenzione mediatica nelle scorse settimane. Il motivo? La pubblicazione, da parte di diversi membri, dei numeri di telefono di Palazzo Chigi, dell’ufficio comunicazione della Presidenza del Consiglio nonché i riferimenti delle redazioni di diversi quotidiani (p.e. Libero).

Sulla chat in questione sono stati resi pubblici i numeri di telefono e gli indirizzi di alcuni politici e virologi. In tutti i casi, le informazioni private in questione erano associate a inviti alla violenza.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here