L’Istat ha già evidenziato come, in media, la durata della vita sia legata anche al fattore istruzione. Gli uomini più istruiti, di fatto, hanno una speranza di vita (fattore legato alle pensioni) di tre anni e mezzo in più rispetto ai meno istruiti. A pari livello, tale vantaggio si riduce ad un anno e mezzo per le donne.

A seguire la scia di questo studio approfondendolo è l’Inps. Nel suo Rapporto annuale si concentra anche su questo argomento con un approfondimento di Simone Ghislandi e Benedetta Scotti del Dipartimento di Scienze sociali e politiche della Bocconi.

Pensioni: la speranza di vita aumenta per i lavoratori più ricchi

Partendo dai dati Istat, lo studio dell’Inps si è lanciato in un focus attingendo ai suoi archivi ed estrapolandone dati utili.

L’istituto previdenziale si è concentrato sull’evoluzione della speranza di vita e della dispersione a 50 anni (confrontando vari profili socioeconomici) ed all’età pensionabile.

Per la sua indagine, ha selezionato lavoratori nati nel periodo compreso tra il 1930 ed il 1957. Di questi soggetti esaminati ha considerato anche la loro qualifica (operaio, dirigente, impiegato) ed il reddito da lavoro percepito.

Lo studio ha rilevato i seguenti dati:

– i soggetti maschi nati tra il 1930 ed il 1939 con reddito più alto registrano un vantaggio nella speranza di vita a 50 anni di circa 3 anni in più rispetto ai più poveri;

– il 20% dei lavoratori più ricchi vive di più rispetto al 20% più povero;

– per i lavoratori nati tra il 1950 ed il 1957, il vantaggio nella speranza di vita cresce arrivando a circa 4 anni e mezzo;

– sono evidenti anche le differenze in base al lavoro svolto. In media, a 50 anni un operaio nato tra il 1930 e il 1939 ha un’aspettativa di vita di ulteriori 30 anni, mentre un impiegato di circa 32,2 anni (un vantaggio di 2,2 anni). Tale vantaggio aumenta a 2,9 anni per i lavoratori nati tra il 1959 ed il 1957. Riguardo ai dirigenti, il vantaggio rispetto agli operai è di 5 anni in più;

– nelle donne lavoratrici le variazioni e la speranza di vita tendono a manifestarsi non per quintile di reddito ma per qualifica.

Pensioni: la speranza di vita a 67 anni secondo lo studio INPS

La ricerca rileva un aumento delle differenze anche nella speranza di vita a 67 anni (età prevista per la pensione di vecchiaia).

Nel periodo compreso tra il 1995 e il 1999, i pensionati con redditi più alti avevano un vantaggio medio di un anno circa rispetto ai pensionati più poveri.

Nel periodo compreso tra il 2015 e il 2017, questo vantaggio è raddoppiato.

La proposta di Tridico

In sintesi, i cittadini con le pensioni più basse (che, oltretutto, hanno svolto lavori più pesanti) vivono meno e paradossalmente finanziano coloro che godono di pensioni più alte (e più longevi).

Al riguardo, il presidente dell’Inps Pasquale Tridico afferma che bisogna tenere conto di queste differenze nei coefficienti di trasformazione per calcolare la pensione con il metodo contributivo. Oggi, questi coefficienti sono uguali per tutti.

 

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