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Cos’è la sindrome di Mirizzi? Come si cura? Se ti stai facendo queste domande, l’articolo che puoi leggere nelle prossime righe fa al caso tuo! Non ti resta quindi che proseguire nella scoperta dei paragrafi per trovare alcune informazioni preziose su questa condizione.

Cosa significa

Il nome della sindrome, complicanza inusuale, deve il suo nome al chirurgo che l’ha descritta per la prima volta scientificamente nel lontano 1948. Si tratta del chirurgo argentino Pablo Luis Mirizzi, nato a Cordoba nel 1893 e venuto a mancare nella stessa città nel 1964. Al suo lavoro si deve anche la nascita della colangiografia intraoperatoria.

Chiarita questa doverosa premessa, è il caso di capire in cosa consiste di preciso questa sindrome. Quando la si chiama in causa, si inquadra una complicanza della calcolosi biliari.

Entrando nel vivo del quadro clinico, ricordiamo che, in caso di diagnosi della sindrome Mirizzi, si può notare la presenza di un calcolo biliare incuneato a livello dei dotti cistici, ma anche dell’infundibolo (questo termine in anatomia indica la parte imbutiforme degli organi del corpo umano).

Il quadro appena descritto può comportare conseguenze a dir poco fastidiose, come per esempio la stenosi dei dotti biliari ed epatici comuni, con probabile insorgenza di ittero.

Come già specificato, si tratta di una condizione molto rara. Dati alla mano, questa sindrome riguarda meno dell’1% dei pazienti con diagnosi di calcoli biliari. In linea di massima, questa problematica colpisce soprattutto soggetti di sesso femminile e di età compresa tra i 50 e i 70 anni.

Terapia

Come si cura questa rara sindrome? I punti di riferimento per la terapia sono soprattutto chirurgici (per via laparoscopica o laparotomica). A seconda della classificazione della condizione – il principale criterio di distinzione è l’assenza o la presenza di fistole – si può procedere in diversi modi.

Nei casi in cui, per esempio, si ha a che fare con un quadro contraddistinto dall’assenza di fistole, la procedura chirurgica più frequente è la colecistectomia totale.

Nelle situazioni in cui, invece, ci si trova davanti alla sindrome di Mirizzi di tipo II, si può optare, a seconda dell’estensione della fibrosi, per una colecistectomia subtotale o totale.

In specifici frangenti, si può invece seguire, come terapia per la sindrome Mirizzi, la strada della litotrissia. Grazie a questa procedura, è possibile apprezzare una frantumazione dei calcoli, procedura che facilita la loro eliminazione.

Ecografia

L’ecografia può aiutare a diagnosticare la sindrome di Mirizzi? Questo esame si rivela in molti casi decisivo a seguito della diagnosi di aumento di bilirubina diretta (il parametro alterato in questione, tra i vari in grado di definire un quadro di ittero ostruttivo, può essere messo in primo piano tramite un esame del sangue).

L’esecuzione dell’ecografia, invece, può aiutare a scoprire la dilatazione delle vie biliari. Questo quadro è un altro segnale della presenza di una patologia ostruttiva.

Concludiamo rammentando che la sindrome può essere diagnosticata in maniera incidentale in sede di esecuzione della colangio-pancreatografia endoscopica retrograda, un esame che permette di visionare chiaramente le vie biliari e pancreatiche.

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