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La paura del buio, conosciuta anche come nictofobia o acluofobia, è una situazione con cui è frequente avere a che fare. Diffusa soprattutto nei bambini, può riguardare, anche se più raramente, anche gli adulti.

Se stai leggendo queste righe, significa che vuoi sapere qualcosa di più in merito. Dopo aver visto paura del buio come si chiama scientificamente, non ti resta che proseguire nella lettura di questo articolo per scoprire perché si ha paura del buio e come risolvere la situazione.

Paura del buio nei bambini

“Ho paura del buio”: sono tantissimi i bambini che pronunciano queste parole. Nella maggior parte dei casi, questa situazione tende a esordire nella prima infanzia, attorno ai 3/5 anni. Quasi sempre, la paura del buio bambini è associata all’insorgenza di fantasie legate alla presenza di creature pericolose nell’ambiente in cui manca la luce (quasi sempre, si tratta della camera da letto del piccolo).

Quando si parla di questa paura, è doveroso sottolineare anche la possibile insorgenza di sintomi fisici quali sudorazione e mal di stomaco.

Paura del buio adulti

Come già detto, l’acluofobia può manifestarsi, seppur più raramente, anche in età non infantile. Quali sono le cause della paura del buio negli adulti? Non è possibile rispondere alla domanda in questione con un’affermazione valida per tutti. La complessità del vissuto umano è notoriamente enorme. Quello che si può fare, però, è dare dei parametri generale.

Il primo ci ricorda il fatto che, in generale, alla base della problematica c’è la paura, più che dell’oscurità in sé, del fatto di non poter avere controllo sulla realtà.

Gli esperti sono tutti concordi sul fatto che, nella stragrande maggioranza dei casi, alla base della nictofobia che si manifesta in età adulta ci siano i retaggi, chiaramente di natura traumatica, di un’esperienza vissuta da piccoli. Ovviamente si parla di accadimenti per l’allora bambino profondamente negativi che si sono concretizzati in una situazione contraddistinta dall’assenza di luce.

A questo punto, è naturale chiedersi per quale motivo la paura si manifesti. Molte volte, a innescarla è un insieme di stimoli stressogeni. A tutti capita di vivere dei periodi particolarmente difficili – p.e. difficoltà sul lavoro, crisi coniugali etc. – durante i quali ricordi spiacevoli del passato possono riaffiorare.

In specifici frangenti possono, come abbiamo appena visto, avere un impatto molto fastidioso sulla quotidianità.

Come superarla

Come si sconfigge la acluofobia? La risposta dipende da diversi fattori, tra i quali spicca senza dubbio l’età di chi vive la situazione in prima persona. Partiamo dal caso della manifestazione in età infantile. Chiarito il perché i bambini hanno paura del buio, quando si passa al come affrontare il problema è necessario mettere in pratica alcuni trucchi.

Prima di elencarli, facciamo presente che si tratta di dritte generali, che possono andare bene per alcuni bimbi e meno per altri. Il riferimento giusto per capire come muoversi è sempre il pediatra.

Importante è permettere al piccolo di esprimere chiaramente i suoi timori, di verbalizzarli e, se è in grado di farlo, di scriverli. Alla luce di ciò, se è in età scolare, può rivelarsi molto utile la scrittura di un tema sulla paura del buio.

Da evitare in qualsiasi caso sono la denigrazione e la critica. Frasi in cui si associa la paura dell’oscurità alla debolezza possono solo peggiorare la situazione.

In alcuni frangenti, può rivelarsi valida la strategia dell’accompagnarlo, quando la luce della camera è spenta, in una piccola esplorazione dell’ambiente.

In questo modo, può comprendere concretamente che nel contesto che gli causa timore non ci sono pericoli effettivi.

Cosa si può dire invece in merito alle soluzioni per non avere paura del buio da adulti? Tra i principali approcci utili al proposito è possibile citare la strategia di evitamento. Come si traduce in concreto? Con soluzioni come l’acquisto di luci intelligenti, in grado di spegnersi una volta trascorse 2/3 ore da quando l’utilizzatore si è coricato.

Nel caso in cui questa strategia non dovesse rivelarsi efficace, è possibile provare la psicoterapia, meglio se a orientamento cognitivo comportamentale.

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