L’offerta formativa delle università telematiche è ampia: negli 11 atenei online riconosciuti dal MIUR (eCampus, UniCusano, Uninettuno, Unimarconi, Mercatorum, San Raffaele, Unitelma Sapienza, UniPegaso, IUL, UniFortunato e UniDav) sono disponibili corsi in Archeologia, Agraria, Architettura, Economia, Filologia, Giurisprudenza, Ingegneria, Lettere, Lingue, Pedagogia, Psicologia, Scienze Biologiche, Scienze dell’Amministrazione, Scienze della Formazione, Scienze della Nutrizione, Scienze Motorie e Scienze Politiche.

Gli atenei online hanno lo stesso valore legale di quelli tradizionali, per questo motivo ci sono le stesse possibilità di trovare lavorare. Ma quali sono i corsi che danno maggiori opportunità di avere un’occupazione dopo il conseguimento della laurea?

Ad aiutarci nella scelta dei migliori corsi di laurea online ci pensa Almalaurea che ogni anno pubblica un report dettagliato della condizione occupazionale degli studenti laureati a uno, tre e cinque anni di distanza dalla laurea.

I corsi che danno più possibilità di sbocchi lavorativi

Tra le facoltà che danno la possibilità di maggiore tasso occupazionale, anche a pochi mesi dal conseguimento del titolo di studio, sono quelle che rientrano nella STEM, quindi Matematica, Fisica, Scienze e Tecnologie Informatiche: ci sono opportunità sia nei settori specifici di riferimento, sia nell’ambito dell’insegnamento.

Non a caso secondo l’ultimo Rapporto AlamaLaurea presentato all’Università di Bergamo rispetto all’anno accademico 2003/04 l’area Stem mostra un aumento del 15%.

Tra gli altri corsi da segnalare c’è anche quello di Ingegneria, soprattutto Informatica e Gestionale, senza dimenticare Professioni Sanitarie, Scienze della Formazione e Scienze dell’Educazione (quest’ultimo però non è presente negli atenei online).

Il 79% dei laureati delle professioni sanitarie è assunto con un contratto a tempo indeterminato e a seguire troviamo con il 76% gli ingegneri, con il 68% i laureati del gruppo insegnamento e con il 65% quelli del gruppo economico statistico. Con percentuali superiori al 60% troviamo i laureati degli indirizzi chimico, scientifico e politico sociale.

I dati Almalaurea

“L’università deve essere consapevole di quali sono i nuovi lavori, consapevole che le digital skills sono una realtà, consapevole che l’attenzione alla transizione ecologica è una realtà e che i finanziamenti che vengono messi in atto oggi con Pnrr consentiranno alle tematiche della transizione ecologica e digitale di concentrare una grande attenzione”, ha commentato il Ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, intervenendo alla presentazione del Rapporto AlmaLaurea 2021, come riporta Adnkronos.

Nel corso del 2020 ci sono stati alcuni problemi di trovare lavoro, nello specifico per i neo-laureati, a causa della pandemia, mentre tra i laureati a cinque anni dal titolo gli effetti dell’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 sono marginali. C’è stato ovviamente un aumento dello smartworking: lo scorso anno il tasso di occupazione è stato pari, a un anno dal conseguimento del titolo, al 69,2% tra i laureati di primo livello e al 68,1% tra i laureati di secondo livello dell’anno precedente.

A cinque anni dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione è stato pari all’88,1% per i laureati di primo livello e all’87,7% per i laureati di secondo livello.

L’età media dei laureati italiani è diminuita fino ad arrivare a 26 anni ed il 50% di chi ha conseguito il titolo è una donna. L’età media alla laurea degli studenti nel 2020 è pari a 25,8 anni: 24,5 anni per i laureati di primo livello, 27,1 per i magistrali a ciclo unico e 27,2 anni per i laureati magistrali biennali.

Infine il voto medio di laurea in media rimane lo stesso degli ultimi anni (103,2 su 110 nel 2020, era 103,0 nel 2010), ma con delle distinzioni per tipo di corso di laurea: 100,1 per i laureati di primo livello, 105,6 per i magistrali a ciclo unico e 108,0 per i magistrali biennali.

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