Al centro dell’agenda politica c’è la riforma fiscale, che prende forma grazie ad una serie di proposte avanzate dai partiti politici.

C’è convergenza tra i partiti sull’IRI, l’imposta sul reddito d’impresa per i titolari di Partita IVA.

Si tratta di una delle proposte che rappresenta un ritorno e non una novità assoluta nel campo fiscale.

Sembra che il ritorno dell’IRI per le Partite IVA metta d’accordo tutte le forze politiche.

Riforma fiscale 2021: ipotesi ritorno IRI per le Partite IVA?

Al centro del dossier della riforma del Fisco italiano c’è il ritorno dell’IRI per le Partite IVA.

Introdotta nel 2017, prima prorogata e poi abolita dalla Legge di Bilancio 2019, l’IRI, l’imposta sul reddito imprenditoriale al 24% era stata introdotta con l’obiettivo di tassare in via agevolata gli utili aziendali.

L’IRI avrebbe la finalità di stimolare gli investimenti di proventi e utili aziendali nelle imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni.

Si tratterebbe di una sorta di tassa “piatta” o di flat tax in sostituzione delle aliquote Irpef.

Dopo l’entrata in vigore nel 2017 e la proroga per l’anno 2018, l’IRI è stata abolita con la Legge di Bilancio 2019.

IRI: tassazione agevolata sugli utili reinvestiti in azienda

L’IRI è vantaggiosa per i titolari di Partita IVA, per questo potrebbe essere introdotta con la finalità di rendere neutrale il prelievo fiscale rispetto alla forma giuridica dell’impresa.

L’introduzione dell’IRI al 24% era applicata esclusivamente sugli utili reinvestiti in azienda.

Per la quota prelevata dal professionista o dall’imprenditore, si applicherebbe l’aliquota IRPEF con un minimo del 23% per i redditi inferiori ai 15.000 euro annui, fino ad un massimo del 43% per quelli che eccedono i 75.000 euro.

La possibile reintroduzione dell’IRI ha trovato l’accordo di tutte le forze politiche e ha accolto il parere favorevole di Banca d’Italia.

L’obiettivo è quello di favorire la capitalizzazione delle imprese, tassando gli utili aziendali non prelevati in modo più vantaggioso.

Per alcuni esponenti del Pd,

“il meccanismo va riproposto per ristabilire l’equità del sistema e per rendere neutrale il prelievo rispetto alla forma giuridica dell’impresa”.

Per il Movimento Cinque Stelle, l’IRI va ripensata stabilendo

“un’opzione per la tassazione sostitutiva con aliquota proporzionale pari o leggermente superiore a quella Ires”.

Si mira a proporre una tassa unica al 24% da applicare solo all’attività professionale, mentre alla parte di utili distribuiti si dovrebbe applicare la tassazione progressiva.

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