IMMAGINI DI GENTE CHE CHIEDE INFORMAZIONI E COMPILA MODULI SULLE PENSIONI NELLE SEDI DELL' INPS, NELLA FOTO QUELLA DI MELCHIORRE GIOIA (Marco Dona / Fotogramma, MILANO - 2011-12-06) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

In tema di pensioni, c’è una differenza tra anzianità assicurativa e contributiva da evidenziare.

Sono entrambi importanti, in particolar modo l’anzianità contributiva considerando che senza contributi è praticamente impossibile andare in pensione.

Scopri la differenza, a cosa servono e come funzionano.

Pensioni: differenza tra anzianità assicurativa e contributiva

In sintesi, la differenza tra anzianità assicurativa e contributiva è questa.

Per anzianità assicurativa s’intende il periodo trascorso dalla data di accreditamento del primo contributo previdenziale.

L’anzianità contributiva si riferisce all’ammontare dei contributi versati in una data gestione per beneficiare di una prestazione previdenziale.

Spieghiamoci meglio entrando nei dettagli.

Anzianità assicurativa: a cosa serve, come funziona

Come accennato, l’anzianità assicurativa indica il periodo trascorso dal versamento del primo contributo.

In determinati casi, è un elemento importante in quanto certe prestazioni previdenziali prevedono sia l’anzianità contributiva sia quella assicurativa.

Succede, ad esempio, con la pensione di vecchiaia maturata nell’ambito della gestione dei lavoratori dello spettacolo: richiede un’anzianità assicurativa di 20 anni.

Questo tipo di anzianità è importante per le pensioni, in particolare per calcolare l’assegno.

Per legge, esistono due circostanze in termini di calcolo:

1) Per coloro che hanno un’anzianità assicurativa successiva al 1° gennaio 1996, viene applicato il regime contributivo;

2) Se l’anzianità assicurativa risale ad una data precedente al 1° gennaio 1996, si applica il regime misto. Il regime misto comprende quello:

– retributivo fino al 31/12/1995 o 31/12/2011 per chi (al 31/12/1995) ha un’anzianità contributiva di almeno 18 anni;

– contributivo a decorrere dal 1° gennaio 1996 o 1° gennaio 2012 per chi al 31/12/1995 ha un’anzianità contributiva di almeno 18 anni.

Anzianità contributiva: come funziona

Senza l’anzianità contributiva le pensioni non esisterebbero.

Questo tipo di anzianità varia in base al tipo di trattamento previdenziale:

– almeno 5 anni di contributi per la pensione di vecchiaia di tipo contributivo;

– almeno 5 anni di contributi (di cui 3 anni maturati nell’ultimo quinquennio) per la pensione d’inabilità lavorativa e per l’assegno ordinario d’invalidità.

Generalmente, oltre al requisito contributivo, è necessario raggiungere un requisito anagrafico: ad esempio, per quel che riguarda la pensione di vecchiaia, oltre ad aver maturato 20 anni di contribuzione è necessario il compimento dei 67 anni di età.

In altri casi, il pensionamento è riferito soltanto all’anzianità contributiva come nel caso della pensione anticipata: sono necessari 41 anni e 10 mesi di contributi (per le donne) e 42 anni e 10 mesi di contributi (per gli uomini), indipendentemente dall’età.

Per l’accredito dei contributi, bisogna rispettare il ‘minimale contributivo’.

Il calcolo dell’anzianità contributiva varia a seconda della gestione previdenziale cui è iscritto l’assicurato.

Nell’AGO l’anzianità assicurativa e contributiva sono espresse in settimane, tranne per la Gestione Separata di esercenti attività autonoma dove vengono espresse in mesi.

Nei Fondi Esclusivi (come CPDEL e Cassa Stato) vengono espresse in anni, mesi e giorni.

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