Annalisa Giuliani nasce nel 1968 ad Atessa (CH), dove vive e lavora.

Vincitrice di concorsi per racconti brevi, tra cui la menzione speciale (2013) e il primo premio della giuria tecnica (con Sogni nella casa di bouganville, 2015) del “Premio John Fante”.

Il suo romanzo d’esordio, L’amore coniugato, ha ricevuto numerose recensioni e il consenso della critica.

Noi l’abbiamo intervistata per la sua ultima fatica letteraria: Contrappunto a quattro voci.

L’intervista a Annalisa Giuliani

Parlaci un po’ di te…

Sono una persona normalissima, una famiglia, un lavoro da insegnante, una lettrice assidua, con la passione per la scrittura che vivo come mio momento di  ricreazione.

Cosa ti piace leggere?

Generalmente leggo romanzi. Alcuni libri sono per me oggetti transizionali necessari per orientarmi e muovermi nella meccanica dei sentimenti. Tra questi c’è sicuramente Furore, Lessico famigliare, Cime tempestose, Tenera è la notte. Ultimamente mi capita di muovermi nelle librerie come una ricercatrice, una esploratrice. Giro per gli scaffali, sfoglio libri, apro pagine a caso, leggo la quarta di copertina in cerca di autori sconosciuti, convinta che i tesori si trovano nei posti impervi e remoti.

Qual è il tuo hobby?

Ho la passione per la lettura, non riesco ad immaginare la mia giornata senza un libro da leggere, poi la musica soprattutto il canto corale, ho cantato in varie formazioni polifoniche come contralto. In questo momento ho riscoperto il lavoro all’uncinetto condiviso con altre donne. È un’arte che favorisce la condivisione e la conversazione, intrecciando fili si intrecciano anche le parole. L’uncinetto e la scrittura hanno in comune l’ordito e la trama.

Parlaci del tuo libro. A chi lo consiglieresti e perché?

In Contrappunto a quattro voci racconto la storia di quattro esistenze. Viola, una madre rassegnata alla infelicità del suo matrimonio che nel tempo si è rivelato una prigione di maltrattamenti. Emiliano, il figlio adolescente che di fronte alla violenza del padre nei confronti della madre, sceglie di confinarsi nell’invisibilità e nel silenzio della sua camera. Ester, l’insegnante di Emiliano, che intuisce che tra lei e quell’alunno silenzioso c’è una specie di spazio sacro che li rende simili. Entrambi sono divorati da un vuoto speculare. Ester ha perso la possibilità di essere madre, Emiliano quella di essere figlio. E poi Edoardo, l’uomo della misura e delle convenzioni in cerca di riabilitazione e di far pace con il proprio passato e i propri sogni. Lo consiglio a chi non si arrende, a chi cerca di resistere e di opporsi, a chi crede che “la vita ha la capacità di ordinare e ricomporre ogni frammento, di scrivere capitoli nuovi e nuovi finali”

Come sono nati i personaggi?

È stato il tema di un alunno che ha ispirato la narrazione e che mi ha guidato nell’ascoltare le quattro voci. Ho cercato di raccontare la vita vera con le sue ferite e cicatrici. Vite che ho incontrato e ascoltato.

Ti è mai venuto il blocco dello scrittore?

Il rapporto che ho con le parole è qualcosa di misterioso,  arrivano spontanee, la pagina bianca è un invito per l’inchiostro a distendersi e a trovare nuove dimensioni.  Non riesco ad immaginarmi senza parole. Pronunciate, lette, scritte le parole fanno parte del mio quotidiano in tutte le forme.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

La scrittura nasce dal mio innamoramento della parola scritta quella che abita nei libri che ho letto e che leggo. Tutto quell’inchiostro in qualche modo si è impresso nelle eliche del mio DNA. Sono ispirata da quello che vedo: un piccolo accadimento, un insignificante dettaglio; da quello che ascolto: una frase, o il suono di una parola. A volte basta un profumo, un sapore.  A volte anche un silenzio.

Qual è il messaggio insito nel libro?

Viola, Emiliano, Ester ed Edoardo, i protagonisti di Contrappunto a quattro voci, suggeriscono un messaggio semplice: “c’è sempre una linea di demarcazione tra un prima e un dopo che fissa un nuovo tempo”.

Quanto c’è di te nei tuoi personaggi?

Considero la scrittura come qualcosa di complementare e mai estranea alla vita.  Nei personaggi che racconto non ci sono le mie vicende, forse qualche dettaglio che mi appartiene ma sicuramente c’è il mio sentire.

Progetti futuri?

C’è una storia che bussa alla mia porta da qualche tempo. Devo solo trovare il coraggio di scriverla.

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