Liliana Casadei è nata nel 1984 in provincia di Bologna.

Laureata in Scienze Antropologiche, è autrice dei romanzi Come i binari (Arduino Sacco Editore, 2014) e Le imperfezioni (Antipodes, 2017) e delle raccolte di poesie Oltre le prigioni del corpo (Tempo al Libro, 2010) e, per Eretica Edizioni, Visioni oniriche (2017), Oceano di stelle (2018) e L’isola che non c’è (2019).

Noi l’abbiamo intervistata in merito alla sua ultima fatica letteraria edita da Scatole Parlanti: Agnese.

Agnese: la trama

Agnese è una ragazza abituata a sognare tra i confini della propria mansarda, tra film e tante storie da creare attraverso l’amore per la scrittura. Per il proprio futuro, però, decide di giocarsi la carta di un’altra passione, la criminologia, e per inseguire l’obiettivo deve affrontare un trasferimento a Genova.

L’impatto con la nuova realtà non è facile, ma nel B&B dove alloggia ha modo di incontrare personaggi che solleticano la sua irrefrenabile fantasia. Sullo sfondo, una nonna “diva” in preda a una crisi esistenziale e tanti tasselli da ricomporre per provare a dare una svolta alla propria esistenza: Agnese è chiamata a orientarsi in cerca di un nuovo, possibile equilibrio.

L’intervista a Liliana Casadei

Parlaci un po’ di te…

Mi chiamo Liliana Casadei e vivo in provincia di Bologna, ho 36 anni e sono laureata in Scienze Antropologiche, ho scritto tre romanzi e quattro raccolte di poesie. Amo profondamente la natura e il cinema, adoro scrivere, leggere, viaggiare e fotografare.

Ogni viaggio che ho fatto ha lasciato un segno nei libri che ho scritto, inoltre ci sono tracce dei miei percorsi di vita dappertutto, perché amo raccontare quello conosco e che vivo in prima linea. Ho molto a cuore le tematiche sociali e le problematiche ad esse connesse.

Il primo romanzo che ho scritto, Come i binari partì dal protagonista, sul quale ho riflettuto per anni prima di vederlo approdare in un libro, si chiama Renato ed è un abitudinario cronico.

Nel secondo, Le imperfezioni, ho riversato tutta la sofferenza che provo nei confronti dei disagiati, emarginati e senzatetto, e sulla necessità di guardare oltre il proprio giardino per potersi sentire in pace con sé stessi.

Nel terzo, Agnese, ho raccontato la difficoltà di vestire panni che non sono i nostri, il più delle volte per mancanza di coraggio o per accontentare chi ci circonda. Sono una persona riservata e scrivere rappresenta la via più semplice per raccontare quello che sento, perché per me è più facile esprimermi sulla carta che a voce.

Cosa ti piace leggere?

Adoro leggere classici, in particolare Irène Némirowsky, Joseph Roth, William Somerset Maugham, Gabriel Garcia Marquez, Italo Calvino, ma non solo. Recentemente ho letto diversi libri di autori contemporanei come Gail Honeyman, Elizabeth Strout, Jonathan Safran Foer, Marco Missiroli e Donna Tartt che ho letteralmente adorato. In questo momento sto leggendo Anna Karénina di Lev Tolstoj.

Qual è il tuo hobby?

Il mio hobby è la fotografia, soprattutto durante i viaggi riesco a liberare la mente dagli impegni per cogliere ciò che a volte mi passa accanto inosservato. In diverse occasioni ho esposto i miei lavori in locali e sale espositive dell’Emilia Romagna e di Milano.

Parlaci del tuo libro. A chi lo consiglieresti e perché?

Agnese lo consiglio a tutti coloro che si sentono stretti nei panni che indossano ma non hanno il coraggio o la giusta motivazione per voltare pagina e seguire la propria indole. È un libro per tutte le età a partire dall’adolescenza, perché spinge a riflettere sulla società e sul livello di alienazione in cui siamo finiti, quasi senza rendercene conto. I protagonisti di questo libro evolvono durante il corso della storia e il lettore cresce insieme a loro.

Come sono nati i personaggi?

I personaggi sono nati dall’attenta osservazione di chi mi circonda, per ragionare su comportamenti comuni o meno. Sono curiosa e amo ascoltare, questo mi aiuta a raccogliere informazioni e comprendere meglio il genere umano. Ognuno di loro riflette un lato dell’essere umano che desidero approfondire e scrivere questo romanzo mi ha condotto anche, passo dopo passo, verso una maggiore conoscenza di me stessa.

Ti è mai venuto il “blocco dello scrittore”?

Il vero e proprio blocco dello scrittore no, ma ci sono state lunghe pause in cui mi sono dedicata più a vivere che a ragionare su quello che stava accadendo. Si tratta di periodi in cui mi ricarico per poi ripartire satura di nuovi argomenti e riflessioni.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

La mia fonte d’ispirazione principale è la gente: osservo continuamente quello che mi accade intorno e porto sempre con me un blocchetto in cui appuntare riflessioni e pensieri. Leggere e guardare film è la seconda fonte d’ispirazione, perché attraverso questi due canali mi ritrovo a ragionare e a creare binari paralleli rispetto a quelli principali.

Qual è il messaggio insito nel libro?

Il messaggio che voglio dare è un consiglio in realtà, ovvero l’importanza di essere fedeli a sé stessi, anche a discapito di chi ci circonda. Agnese mi ha permesso di riflettere sul valore dell’amicizia, sulle stranezze dell’amore, sull’importanza della famiglia nello sviluppo delle proprie attitudini e nell’approccio alla vita in generale, alla difficoltà che risiede nell’amare i lati oscuri delle persone a cui vogliamo bene e nell’accettare che le loro scelte non siano affatto in linea con noi, sulla necessità di aprire la propria mente e il proprio cuore e uscire dal recinto delle convenzioni.

Quanto c’è di te nei tuoi personaggi?

Ognuno dei personaggi ha dentro qualcosa di me, mi riconosco in ognuno di loro in uno o più aspetti.

Progetti futuri?

Sto preparando una raccolta di poesie e un romanzo, si tratta di due lavori a cui tengo particolarmente e credo saranno pronti entro la fine di quest’anno.

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