Vincenza D’Amelio: rapina, aggressione 

Vincenza D’Amelio è stata la moglie dell’ex senatore del PCI, Emanuele Macaluso, scomparso nella giornata di oggi all’età di 96 anni. Qualche anno fa, la donna era stata al centro dell’attenzione mediatica, dopo essere stata aggredita nella sua abitazione.  

Nel 2015, due rapinatori l’avevano presa in ostaggio, dopo aver fatto irruzione nel suo appartamento, ed era stata costretta ad aprire la cassaforte, da cui questi avevano poi sottratto gioielli e altri oggetti di valore. Minacciata, era stata anche legata e imbavagliata.  

A trovarla fu la figlia, che – abitando al piano superiore – aveva avvertito strani rumori provenire dalla casa della madre. La donna era in stato di shock e subito venne portata in ospedale per fare alcuni accertamenti.  

Vincenza D’Amelio: età, figli, vita privata 

Oggi 82enne, Vincenza D’Amelio ha avuto due figli da Emanuele Macaluso, Antonio e Pompeo, e – come anticipato – una figlia di cui non sappiamo il nome 

Nato a Caltanissetta il 21 marzo del 1924, Emanuele Macaluso, è stato uno storico politico, sindacalista e giornalista italiano. Iscritto al PCI già da prima della caduta del Regime fascista, ha iniziato la carriera politica nel 1951, come deputato regionale siciliano.   

Dal 1982 al 1986 è stato anche direttore de l’Unità, oltre che ultimo direttore de Il Riformista, dal 2011 al 2012.   

Nel 1958, con un’astuta mossa politica, fu in grado di far passare all’opposizione la Democrazia Cristiana: egli fu uno degli ideatori del cosiddetto “milazzismo“, dal nome di Silvio Milazzo, eletto presidente della Regione siciliana. Egli portò al varo un governo regionale sostenuto da comunisti, socialisti, monarchici, Movimento Sociale Italiano e fuoriusciti DC.  

Il governo Milazzo suscitò le critiche di molti, ma Palmiro Togliatti sostenne l’operato di Macaluso. Membro della corrente riformista (o, come egli preferiva, migliorista) del partito, nel 1960 entrò nella Direzione del partito. Nel 1962 lasciò la segreteria regionale del PCI a Pio La Torre, e nell’ottobre anche l’Ars, e fu chiamato a Roma, dove, nel 1963, entrò nella Segreteria politica con Togliatti prima, con Luigi Longo dopo, e successivamente con Enrico Berlinguer.   

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