Roberta Castelli, dopo una lunga esperienza come blogger, ha scritto due racconti che l’hanno fatta vincere una menzione speciale e una pubblicazione.

Nel 2019 il suo racconto La macchia rossa, che vede l’esordio assoluto del commissario Vanedda, è stato pubblicato all’interno dell’antologia noir Il tallone di Achille (Golem Edizioni).

La traccia del pescatore è il suo primo romanzo.

Lo splendido e immaginario paese di Lachea fa da sfondo alle avventure del commissario Vanedda, un uomo controcorrente che ha deciso di sfidare pregiudizi e diffidenze e fare il poliziotto in Sicilia, nonostante la sua omosessualità.

In questa prima indagine si trova a confrontarsi con un omicidio e con la quasi contemporanea scomparsa di una giovane ragazza.

Tra intrighi, misteri e reticenze avrà modo di mostrare tutto il proprio intuito e le proprie capacità all’interno di un commissariato corale e vitale, ricco di personaggi che presto entreranno nel cuore del lettore.

Per saperne di più, abbiamo deciso di intervistarla.

L’intervista a Roberta Castelli

Parlaci un po’ di te…

Ciao! Mi chiamo Roberta e sono una ragazza… ehm, una donna siciliana attualmente residente a Vienna. La scrittura ha fatto parte della mia vita fin da quando ero bambina e sono sicura che sarà così per sempre.

Cosa ti piace leggere?

Sono una lettrice onnivora, l’importante è che i libri che leggo, oltre a essere scritti bene, abbiano anche un’anima.

Qual è il tuo hobby?

Oltre alla lettura? Fammi pensare… credo sia… mangiare!

Parlaci del tuo libro. A chi lo consiglieresti e perché?

Il mio libro è un giallo ambientato in Sicilia, in un paese immaginario chiamato Lachea che, nella realtà, è Aci Castello, dove vive la mia famiglia e dove ho lasciato un pezzo di cuore. In questo romanzo, come potrete notare, il crimine non è l’unico elemento importante, anzi… spesso e volentieri le vicende personali dei personaggi prendono il sopravvento e dominano la scena. Lo consiglierei a tutti perché è sempre il momento giusto per fare un salto in Sicilia!

Come sono nati i personaggi?

Si sono rivelati! Io mi sono seduta davanti alla tastiera e loro mi hanno sussurrato  all’orecchio quello che dovevo scrivere.

Ti è mai venuto il “blocco dello scrittore”?

No, perché scrivo solo quando sento che ho qualcosa da raccontare e, se ogni tanto ho bisogno di fermarmi, lo faccio senza problemi.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Le mie fonti di ispirazione sono i luoghi e le storie che ho assorbito in tutti questi anni, per via  diretta o indiretta. Sarebbe un peccato non condividerle e non usarle come spunto di riflessione e di confronto.

Qual è il messaggio insito nel libro?

Come dicevo prima, il bello della scrittura è la possibilità  di creare spunti di riflessione, confronti o la semplice  condivisione di una storia pregna di sentimenti e, come in questo caso, anche di ironia. Nessun pulpito, nessuna predica e soprattutto nessun messaggio.

Quanto c’è di te nei tuoi personaggi?

C’è un bel po’ di me in questo libro, e ci sono pezzi di altre persone in ogni personaggio; caratteri, difetti, pregi, manie… anime.

Progetti futuri?

Sto scrivendo una nuova avventura per il commissario Vanedda ma al momento sono ancora molto concentrata su questa prima uscita, che merita tutta la mia attenzione. Per il resto… ho sempre qualche progetto nuovo in cantiere, perché non bisogna mai fermarsi anche se si procede, per forza di cose visto il periodo, con ritmi lenti.

 

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