Patrick Zaki: biografia, età, storia 

Patrick Zaki è lo studente universitario arrestato lo scorso 7 febbraio all’aeroporto del Cairo, mentre stava andando a trovare la sua famiglia. Il 27enne, da tempo studiava in Italia presso l’Università di Bologna, grazie al progetto Erasmus. Qui, Patrick si è impegnato nella lotta in difesa delle minoranze, dei cristiani e delle persone LGBTQ+, denunciandone la mancanza di diritti proprio in Egitto, suo Paese d’origine.  

Questo il motivo per cui è stato arrestato: denunciava il lato oscuro dell’Egitto. Ancora detenuto in carcere, Patrick sarebbe stato torturato e picchiato, con l’accusa di aver divulgato notizie false sui social media, promosso l’uso della violenza, istigazione al terrorismo e promozione di manifestazioni a favore del rovesciamento del governo egiziano.  

Un amico di PatrickAmr Abdelwahb, ha inoltre dichiarato che è stato costretto a chiudere tutti i profili dell’amico e attivista per paura di possibili ripercussioni contro amici e familiari, rintracciabili proprio grazie ai social network.  

Lo stesso Amr ha poi aperto una petizione in cui si chiede il rilascio di Zaki. Questa, da quasi un anno a questa parte, ha raggiunto un numero altissimo di firme. Ha scritto come causale:  

Zaki lottava per i diritti di tutte le minoranze oppresse nel nostro Paese. Era il coordinatore della campagna per supportare le comunità cristiane cacciate dal nord del Sinai, a causa dell’avanzata dello Stato Islamico, e sfollate nella città di Ismilia. E poi lottava per i diritti della comunità LGBTQ+. 

A settembre del 2019, Patrick Zaki aveva infatti pubblicato un articolo scritto in inglese sulle violazioni contro le persone LGBTQ+ in Egitto, sostenendo anche che negli ultimi anni erano state arrestate molto più persone appartenenti a questa categoria, nel periodo che andava dal 2013 al 2017. 

Quello che Zaki non sapeva al momento dell’arresto, è che il ragazzo era ricercato proprio da settembre 2019. Da dopo che aveva reso noto quell’articolo.   

Patrick Zaki: nazionalità 

Secondo quanto riportato da Paolo De Stefani, professore presso l’Università di Padova:  

Patrick dava fastidio perché raccoglieva dati e informazioni sulle violazioni dei diritti umani in Egitto e le diffondeva all’esterno, proprio come faceva Giulio RegeniL’Egitto invece vuole presentarsi alla comunità internazionale come un Paese moderato, il gigante buono che fa da paciere tra Israele e Palestina, ma la verità è che la repressione interna è molto forte. Ecco perché queste persone diventano estremamente scomode. 

L’accusa di terrorismo è molto malleabile e negli stati autoritari viene utilizzata per colpire attivisti e dissidenti a 360 gradi. In Egitto, il sistema di giustizia è sempre meno indipendente: la recente riforma costituzionale attribuisce al capo dello Stato non solo la presidenza della magistratura ma anche la possibilità di nominarne i vertici. 

Finire nel sistema giudiziario egiziano non è esattamente un colpo di fortuna. Nonostante nel 1986 l’Egitto abbia aderito alla Convenzione contro la tortura, la legge non esclude la possibilità di utilizzare informazioni estorte con la tortura in sede giudiziaria e le sanzioni per i funzionari che praticano tortura sono assolutamente esigue. In questo senso, il fatto che Zaky sia stato portato davanti a un giudice in tribunale non è garanzia di rispetto dei suoi diritti 

Patrick Zaki: l’appello di Scarlett Johansson 

Negli ultimi giorni, ha fatto parlare di sé un video pubblicato dalla celebre attrice Scarlett Johansson, in cui richiedeva il rilascio di quattro ostaggi egiziani, tra cui Patrick Zaki. Nel video in questione, la donna ha dichiarato:  

Un governo che si definisce democratico dovrebbe onorare questi ragazzi, non incarcerarli. Questo episodio è la dimostrazione che oggi in Egitto esprimere le proprie opinioni è pericoloso. Quattro persone sono state ingiustamente arrestate per aver difeso la dignità dell’Egitto: Gasser, Karim, Mohamed e Patrick. Questi uomini hanno dedicato la propria vita a combattere le ingiustizie, per poi finire dietro le sbarre. Quando il loro unico crimine è aver difeso la dignità degli egiziani. Per questo chiedo l’immediato rilascio di Gasser, Karim, Mohamed e Zaki. Infine, Karim, buon compleanno, sappi che non sei solo.  

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