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Piani inclinati: intervista esclusiva a Eleonora Carta

Eleonora Carta ha scritto diversi saggi e ha lavorato come editor freelance presso gruppi editoriali indipendenti.

Ha pubblicato La consistenza dell’acqua (Newton Compton, 2014), L’imputato (Newton Compton, 2016), Breve storia della Letteratura gialla (Graphe edizioni) e Piani inclinati (Piemme edizioni).

Dal 2016, inoltre, è tra gli organizzatori della Fiera del Libro di Iglesias, festival letterario del Sud Sardegna giunto alla V edizione, in qualità di presidente dell’Associazione Argonautilus che ha ideato il progetto.

Sinossi Piani inclinati

Nel cuore di un’estate rovente, il caso di Niccolò Solinas, di anni sette, scomparso dalla sua casa di Bortigiadas, in provincia di Olbia, si trasforma in un’indagine per omicidio quando il suo corpo viene ritrovato nel folto dei boschi del Monte Limbara, legato e con tracce evidenti di strangolamento.

Il cadavere è stato scoperto da un ispettore della Forestale in perlustrazione, Daniele Fois, uomo schivo, poco disciplinato, grande conoscitore della natura impervia dei luoghi. Per questo, e perché solo con lui la gente del posto pare disposta a confidarsi, viene coinvolto nelle indagini.

Nonostante i tentativi di mantenere il riserbo per guadagnare vantaggio sugli autori del crimine, la notizia della morte del bambino arriva alla stampa e il terrore di una nuova ondata di rapimenti invade l’Isola.

Per questo, dal ministero viene subito inviata Linda De Falco, maggiore del ROS di grande esperienza e preparazione che, appena giunta sul posto, si rende conto della totale inadeguatezza delle forze e delle persone a sua disposizione.

Tanto più che, dopo poche ore, viene avvertita della scomparsa di un altro bambino, anche lui di sette anni, di ottima famiglia. Linda è una donna competente, severa, esigente, sofisticata e maniacale sul lavoro.

L’abitudine ad andare oltre alle apparenze e la notevole capacità di leggere l’animo umano la portano a fidarsi di un’unica persona tra quelle a sua disposizione: Daniele Fois.

I due non potrebbero essere più diversi, ma dovranno unire le proprie competenze per fermare la mano che sta piegando anche gli spiriti più forti.

Per saperne di più sulla sua fatica letteraria, Piani inclinati, l’abbiamo intervistata.

Buona lettura!

L’intervista a Eleonora Carta

Parlaci un po’ di te…

Vivo a Portoscuso, nel sud ovest della Sardegna, davanti a una baia di bellezza incomparabile e con un giardino pieno di gatti. Trascorro parte dell’anno a Torino (in un quartiere bellissimo che si chiama Borgo Rossini) e appena posso, scappo a Roma, la mia città del cuore. Quando non leggo, scrivo. E viceversa. Sono ipocondriaca, adoro il profumo della vaniglia, mi pento di non aver letto e studiato di più quando avevo più tempo per farlo, e credo che nuotare sia il miglior ansiolitico e antidepressivo cui si possa pensare.

Cosa ti piace leggere?

Se parliamo di letteratura, il giallo in tutte le sue sfumature, ma anche horror, weird e una certa fantascienza. Se parliamo di un autore, Stephen King. Di recente però, sono molto più dedita alla saggistica che ai romanzi. In particolare, sto studiando storia romana antica.

Qual è il tuo hobby?
Leggere con i gatti intorno può essere considerato un hobby?

Parlaci del tuo libro. A chi lo consiglieresti e perché?
A tutti ovviamente ;-) Ma in particolare a chi ha fatto un viaggio in Sardegna, o intende farne uno. A chi ama le sfide psicologiche. E come dico nell’esergo, a chi si è perso e sta cercando la strada per tornare.

Come sono nati i personaggi?
Linda De Falco, il maggiore del ROS protagonista dell’indagine, era dentro di me da tanto. Conoscevo la sua vita, la spiavo da lontano. Studiavo le sue reazioni. Lentamente mi innamoravo di lei. Finalmente poi ho cominciato a scriverne.

Daniele Fois è un concentrato di Sardegna e di sardità. È mille persone che ho incontrato in una. Sotto la sua mimetica impolverata, i suoi modi rudi, i suoi lunghi silenzi, ci sono generosità, amore per la sua terra, disprezzo per le ingiustizie.

La metà oscura della vicenda invece (in un thriller non penserete non ci sia vero?) è un personaggio su cui ho lavorato tanto. Una personalità complessa e conturbante. Perfino seducente nella sua essenza. Pericoloso come una tentazione.

Ti è mai venuto il “blocco dello scrittore”?
Mi capita di continuo. Poi apro un libro di Stephen King a caso (ma in particolare Storia di Lisey, Insomnia oppure Duma Key), leggo qualche pagina e mi passa.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?
A parte Stephen King (l’ho già citato?) ho sedimentato nel mio immaginario tutte le suggestioni dai libri, dai film e dalle canzoni che ho amato. Mi girano sempre in testa come fili di pensieri mai interrotti. E formano quello specchio d’acqua davanti al quale mi fermo ad aspettare quando devo scrivere. È una pozza profonda, popolata da molte creature, in continuo fermento e movimento. E non sono tutte benevole o animate da buone intenzioni…

Qual è il messaggio insito nel libro?

Vorrei che i miei lettori arrivassero a domandarsi, insieme a Linda, cosa sarebbero disposti a perdere e a quanta parte di sé sarebbero disposti a rinunciare… e in nome di cosa.

Quanto c’è di te nei tuoi personaggi?
Dipende dai personaggi. Se parliamo di Linda, poco purtroppo. Linda è la donna che mi sarebbe piaciuto essere e non sarò mai.

Progetti futuri?

Ho molte storie in mente, ma mi piacerebbe soprattutto far tornare Linda in una seconda indagine, molto diversa dalla precedente per ambientazione, contesto e metodo d’indagine. Sto lavorando ad alcuni saggi. Ho voglia di scrivere racconti. E (almeno questo è sicuro) terrò un corso sulla storia della letteratura gialla per la scuola Baskerville di editoria e scrittura (cui siete invitati a iscrivervi!).

 

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