Home Economia Mancano lavoratori nei campi? Ci pensano gli italiani

Mancano lavoratori nei campi? Ci pensano gli italiani

Sono migliaia le richieste da parte degli italiani per lavorare nei campi

Gli italiani non vogliono più fare certi lavori? Sembra proprio che la retorica sia destinata a lasciare il campo alla realtà, nella nuova situazione innescata dal coronavirus.
Basta in effetti guardare gli appelli lanciati da Coldiretti e Confagricoltura per capire quale sia l’effettiva realtà. Sono infatti migliaia le domande di poter lavorare nei campi arrivate in questi giorni da parte di nostri connazionali.

I problemi innescati dalla pandemia

Nelle campagne italiane mancano 250mila lavoratori. Si tratta per la maggior parte di quelli provenienti da altri Paesi, tornati a casa, oppure bloccati dai divieti di circolazione innescati dalla pandemia.
Un problema di non poco conto, che potrebbe presto far mancare il cibo sulle tavole, in un Paese che è il secondo produttore UE di ortofrutta. Cui si sta cercando di porre riparo.

Italiani pronti a lavorare

A dispetto di quanto si è sempre detto, gli italiani non disdegnano il lavoro nei campi. Una vulgata evidentemente interessata che era del resto già stata incrinata dalle notizie relative ai tanti nostri giovani connazionali che hanno deciso di dedicarsi all’agricoltura.
E che rischia di essere dissolta da quanto sta accadendo. A rivelarlo sono Confagricoltura e Coldiretti, coi loro portali tesi a incrociare domanda e offerta, Agrijob e Jobincountry, letteralmente subissati di richieste. Sono oltre 3mila, in entrambi i casi, i lavoratori italiani che hanno fatto regolare richiesta. Studenti, laureati, persone provenienti dal mondo della ristorazione o dal settore alberghiero che si dichiara pronta a spostarsi. Un vero e proprio schiaffo alla retorica dei bamboccioni in voga qualche tempo fa.

Le difficolta burocratiche

I problemi, come al solito, vengono dalla burocrazia. Secondo le associazioni di categoria, infatti, basterebbe semplificare la procedura per i voucher, invece di continuare a privilegiare i contratti a termine che si adattano in maniera lacunosa a lavoratori in Cig o fermi solo temporaneamente, a causa del coronavirus. Almeno in questo caso, non si tratta di retorica, ma di una triste realtà.

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