Home Attualità Lombardia, il caos è servito

Lombardia, il caos è servito

La Lombardia dopo aver annunciato la ripresa produttiva per il 4 maggio fa marcia indietro

Lombardia in pieno caos. Dopo essersi opposta alla riapertura di librerie e cartolerie, come deciso dal governo centrale, la giunta regionale guidata da Attilio Fontana ha dato via per alcune ore ad un clamoroso dietro-front indicando il 4 maggio per la riapertura delle attività produttive. Una posizione peraltro tenuta per poche ore, considerato come in serata proprio il governatore abbia affermato di esser stato frainteso e che la decisione sulle attività produttive spetta a Roma.

A cosa sono dovute le oscillazioni?

Resta ora da capire il motivo dei continui stop and go di Fontana, che sicuramente non ha brillato per coerenza durante la crisi. Tra quelli più gettonati ci sarebbe una recessione economica senza precedenti recenti. Spiegata dai veri e propri bollettini di guerra provenienti dalle diramazioni territoriali di Confcommercio.
Secondo altri, invece, a spiegare i tentennamenti del governatore sarebbe il tentativo di distogliere l’attenzione dai fatti del Pio Albergo Trivulzio, sotto esame della magistratura.  

Le misure precauzionali per la ripartenza

In attesa di sciogliere i dubbi sul quando, arrivano comunque le indicazioni sul come potrebbe avvenire la riapertura delle attività produttive. A spiegarlo è stato l’assessore regionale al Bilancio, Davide Caparini, che ha fissato una sorta di schema imperniato su quattro D: distanziamento, dispositivi di protezione individuale, diagnosi e digitalizzazione. I sindacati, a loro volta, chiedono effettive garanzie.

Le tutele dovranno essere effettive e validate dal comitato scientifico nazionale, secondo la segretaria regionale della CGIL, Elena Lattuada. A partire dai trasporti, un vero e proprio rebus, considerato come sui mezzi di Trenord sia effettivamente complicato far rispettare il distanziamento, soprattutto se continueranno a viaggiare solo un decimo dei 2300 convogli disponibili. Proprio fonti interne all’azienda fanno capire la pratica impossibilità di applicare il distanziamento sociale sui vagoni e di controllare gli ingressi in stazione, a causa dell’isufficienza del personale.

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