La conferenza stampa di Giuseppe Conte ha destato notevole clamore. Non solo per l’attacco alle opposizioni, effettivamente inusuale, ma anche per le parole pronunciate dal Premier sul Mes. Le quali riflettono in fondo la profonda spaccatura nella maggioranza che lo sostiene.

Il Mes non servirà all’Italia

Il fondo salva stati è stato al centro della parole di Conte e non certo in positivo. Il Presidente del Consiglio, infatti, ha affermato: «Abbiamo dato l’ok al Mes non condizionato, ma non è un discorso che riguarderà il nostro Paese, a noi non serve». Parole che sembrano rappresentare in effetti il minimo sindacale, per un Paese che avrebbe comunque in sé le forze per resistere alla buriana economica causata dal Covid-19. Chi si potrebbe augurare un ricorso dell’Italia ad uno strumento così controverso che, nella sua versione originaria è additato come la causa della povertà dilagante in Grecia?

Il PD critica i cedimenti al M5S

Incredibilmente, sembra che qualcuno invece si auguri il contrario. Almeno questa è l’impressione destata dalle parole di Dario Franceschini di fronte al «no al Mes, né ora né mai» pronunciato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro.
Una posizione che del resto è servita a spegnere i venti di ribellione che già serpeggiavano nell’elettorato grillino, che pure ha mandato giù bocconi amari per sostenere i due governi Conte.

La prima frizione tra Conte e PD

L’attacco di Franceschini, però, non è rivolto solo verso il M5S, ma anche contro il Presidente del Consiglio. Anche Conte, infatti, sembra aver in pratica sposato la linea contraria al Mes, puntando tutto sui coronabond, tanto da esporsi anche nelle ore successive a quella che è stata definita una capitolazione italiana davanti al fronte nordico. Si tratta di una prima evidente frizione tra il Premier e il partito che pure sinora è stato sempre preferito da Conte. Resta da capire cosa potrebbe accadere ora, considerato che le posizioni di M5s e democratici tendono a divaricarsi sempre di più.

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